play_arrow
Arborea, la figlia di Aldo Moro racconta l’amicizia con l’ex brigatista Fabio Leoni
La comunità Il Samaritano di Arborea ha organizzato un incontro tra Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, il grande statista assassinato dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978 e l’ex terrorista Franco Bonisoli. Dagli anni di piombo al sistema giudiziario che va modificato, con particolare attenzione alla giustizia riparativa, che in Italia ha una disciplina normativa dal 2022.

Perdonare significa accettare, non necessariamente assolvere coloro che ci hanno fatto del male, più o meno direttamente. Accettare per non farsi travolgere dal dolore, per dare un senso alle cose. Per guardare avanti e ricominciare a vivere. Attraverso questo percorso è passata Agnese Moro, figlia del grande statista Aldo Moro assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978, esattamente 55 giorni dopo il suo rapimento e l’uccisione dell’intera scorta. Lei non dimentica, certamente, ma è riuscita ad andare avanti e perdonare i terroristi, a cominciare dal brigatista Franco Bonisoli che fece parte del gruppo armato di via Fani. Con lui si è confrontata sabato scorso al Festival Propagazioni, organizzato da Heuristic Associazione culturale.
“Giustizia riparativa è un termine abbastanza ambizioso”, ha esordito Agnese Moro. “Qui abbiamo a che fare con qualcosa di irreparabile: vale per me e la mia famiglia, vale anche per Franco Bonisoli. La morte delle persone non si può riparare. Mio padre non può ritornare. Franco non può tornare agli istanti che hanno preceduto gli spari di quei colpi. L’irreparabile è entrato nelle nostre vite e le ha cambiate completamente, lasciando dietro di sé delle scorie radioattive. Ecco, queste sì che possono essere riparate. Per me si chiamano silenzio, solitudine, impossibilità di raccontare e condividere quello che è successo, il non desiderio di farlo perché non vuoi passare quell’orrore ad altre generazioni, la convinzione che nessuno ti capirà e potrà accettare quel peso.
Viene il torcicollo, perché la testa è sempre rivolta indietro, anche se vai avanti. Il passato domina la tua vita e non passa mai. Riconciliarsi è un modo per esorcizzare i fantasmi che agitano la tua vita: Franco è stato uno di essi, per tantissimo tempo. Mi ha fatto male vedere l’indifferenza nei nostri confronti da parte sua e degli altri brigatisti, quando erano rinchiusi nelle gabbie al processo. Ma quando al fantasma si sostituisce il viso di una persona concreta, cambia tutto. Per me è un mistero la sua scelta di avermi voluto incontrare anni fa: ha scontato la sua pena, non mi doveva niente. Non deve niente a nessuno. Io sono un rimprovero vivente, eppure ha preso un treno da Milano a Roma per incontrarmi”.
La comunità “Il Samaritano” di Arborea (Oristano) è stata il luogo naturale per un evento ad altissimi contenuti emotivi, in quanto questa realtà si è occupata per oltre vent’anni dell’inserimento socioeducativo di circa tremila persone in percorso di pena alternativa. La figlia del leader della Democrazia Cristiana ha parlato di alcuni temi di grande attualità, a cominciare dalla giustizia riparativa e del necessario percorso di riconciliazione.
“Il 70 per cento delle persone che passa per la nostra comunità non cade nella possibile recidiva”, ha sottolineato Antonello Caria, presidente della cooperativa sociale Il Samaritano, rimarcando l’importanza di queste strutture. “Questo è un luogo di riconciliazione sociale, che consente ai detenuti a fine pena di reinserirsi nella società civile”. Una realtà che, tuttavia, va a cozzare con le poche risorse (7 milioni di euro, quando alla sola Sardegna occorrono 3 milioni per consentire alle comunità di questo settore di andare avanti).
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 17-09-2024
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina