La vespa orientale (Vespa orientalis), fino a pochi anni fa, conviveva in equilibrio con le api senza destare particolare preoccupazione. Oggi, invece, è considerato una specie aliena invasiva, che rappresenta una grave minaccia per le api e gli alveari. A rendere il calabrone orientale così aggressivo e famelico è stato, secondo gli esperti, anche il cambiamento climatico, che ha favorito la sua diffusione. Il punto con la giornalista di Unionesarda.it Veronica Fadda.

Le aree maggiormente a rischio sono Lazio, Molise e Campania, ma la sua espansione è ormai evidente anche in Sardegna, dove il calabrone orientale viene riconosciuto con sempre maggiore frequenza. A Roma, ad esempio, lo scorso anno le incursioni dei calabroni mangia-api hanno distrutto gli alveari posizionati sulla terrazza del ministero dell’Agricoltura, poi ripristinati.
La diffusione del calabrone orientale è favorita da diversi fattori, tra cui:
Secondo Riccardo Terriaca, segretario generale di Miele in Cooperativa, al momento non esistono strategie o tecniche specifiche per contenere l’invasione del calabrone orientale. «È un’ennesima calamità a fronte della quale siamo disarmati», afferma Terriaca, sottolineando la necessità di un approccio pragmatico e di maggiori investimenti nella ricerca per sviluppare soluzioni efficaci.
A differenza della Vespa velutina, contro cui è stata attivata una direttiva europea e un progetto dedicato del Crea, la Vespa orientalis non può essere inserita in una black list poiché è una specie autoctona. Questo complica ulteriormente il processo per mettere a punto strategie mirate di contenimento.

Attualmente, gli apicoltori possono contare solo su soluzioni temporanee per proteggere gli alveari, come:
Tuttavia, secondo Laura Bortolotti, prima ricercatrice del Crea AA (Agricoltura Ambiente), il calabrone orientale si è dimostrato intelligente e dotato di una memoria che gli permette di evitare queste trappole.
Il ciclo di vita del calabrone orientale si estende dalla primavera fino all’autunno inoltrato, favorito dalle temperature miti. L’insetto è in grado di:
Questa invasione provoca un indebolimento diffuso degli alveari, una riduzione della produzione di miele e un aumento dei costi per gli apicoltori, che devono ricorrere a nutrizioni di soccorso per salvare le colonie.