play_arrow
Sardegna indipendente? Il progetto di “A Innantis” Manuel Cozzolino
Il 28 aprile si è celebrato in tutta la Sardegna Sa Die de sa Sardigna, la Giornata del Popolo Sardo. Una data storica che ricorda la cacciata dei piemontesi nel 1794, simbolo della lotta contro lo sfruttamento e la povertà. Le manifestazioni, diffuse in tutta l’isola, hanno dato voce alle istanze identitarie, sociali e politiche della popolazione.

Ospite negli studi di Radiolina, Franciscu Sedda, presidente del movimento “A Innantis”, ha offerto una riflessione sull’indipendentismo sardo contemporaneo. Secondo Sedda, “ci sono molti modi di intendere l’indipendenza, ma quello che porto avanti da 25 anni è un indipendentismo con una forte idealità e un carico etico importante”. Ha sottolineato come questo approccio sia utile per ridare fiducia ai sardi: “Serve una risposta concreta ai problemi quotidiani dei cittadini, che spesso si convincono di non potercela fare”. L’indipendentismo, per Sedda, deve sapersi calare nella realtà e offrire soluzioni.

Sedda ha poi evidenziato che un vero indipendentismo deve assumersi la responsabilità di governare oggi, nelle condizioni attuali, per dimostrare di poter fare meglio: “Bisogna creare benessere diffuso e una società più consapevole, capace di arrivare un domani a un referendum di autodeterminazione”. L’obiettivo? Una Sardegna che scelga consapevolmente il proprio ruolo in Europa, “come hanno fatto altre realtà insulari più piccole, come Malta”. Il messaggio è chiaro: non rabbia sterile, ma coscienza nazionale e civile.
Infine, Sedda ha fatto appello a un sentimento di identità costruttivo, lontano dal risentimento: “Non basta essere arrabbiati perché ci trattano male. Serve una visione concreta, una nuova idea di Sardegna che parta dal presente per costruire il futuro”.
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 29-04-2025