Carbosulcis, società partecipata dalla Regione Sardegna, rappresenta un caso emblematico della difficile riconversione industriale post-mineraria. Dopo la chiusura della miniera di Nuraxi Figus il 1° gennaio 2019, a seguito di un accordo con la Commissione Europea, la società ha avviato un piano di messa in sicurezza e bonifica ambientale dei siti minerari. Come spiega l’ospite di Alessandra Carta, l’amministratore unico Francesco Lippi,“non si è trattato solo di chiudere una miniera, ma di avviare una trasformazione complessa, con la gestione di risorse importanti, ma insufficienti, e con la responsabilità di garantire la sicurezza pubblica e il futuro occupazionale residuo.”

Il carbone è ormai un capitolo chiuso per la Sardegna, con le centrali di Portovesme e Fiume Santo previste per la dismissione tra il 2026 e il 2028. Lippi sottolinea: “Il carbone sardo non era competitivo e già dagli anni ’80 non era apprezzato da ENEL. Il ritorno a quella strada è impensabile.” Sul tema nucleare, sollevato dalla recente dichiarazione della presidente Todde favorevole alla fusione, Lippi mantiene una posizione personale ma cauta: “Non sarei contrario al nucleare, ma sono temi complessi che dividono e che devono essere trattati con responsabilità.”
Contrariamente all’immaginario comune, la chiusura di una miniera non implica l’abbandono del sito. “Stiamo lavorando sulla messa in sicurezza dei luoghi, la segregazione delle gallerie e il recupero dei materiali,” afferma Lippi. La manutenzione della miniera è ancora onerosa, nonostante i fondi europei: “Chiudiamo ogni anno in perdita, con fondi a scalare che non coprono i costi. Ma il nostro compito è continuare, con oggi 102 dipendenti che scenderanno a 80 entro il 2027.”

Il cuore della nuova Carbosulcis è nella sua capacità di reinventarsi. Tra i progetti di punta c’è lo stoccaggio gravitazionale dell’energia rinnovabile, realizzato in collaborazione con una società svizzero-americana quotata a New York. “Utilizzeremo le infrastrutture minerarie esistenti per prototipare un impianto di pompaggio. Non si tratta solo di recuperare uno spazio, ma di creare valore e contribuire alla stabilizzazione della rete elettrica nazionale,” precisa Lippi. Accanto a questo, è in fase di valutazione la creazione di due parchi fotovoltaici per circa 25 MW in aree industriali dismesse, senza consumo di nuovo suolo.
Il futuro industriale del sito passa anche da una visione più ampia, che potrebbe includere la nascita di una società elettrica sarda. “Sarebbe una grande opportunità. Potremmo contribuire alla stabilità della rete in una Sardegna sempre più green,” sostiene Lippi. Il piano di trasformazione industriale è in fase avanzata e sarà presto presentato al socio unico, la Regione. L’obiettivo? “Non perdere il valore creato in decenni di storia mineraria, ma trasformarlo in un pilastro della nuova energia pulita isolana.”
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