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La Sardegna è tra le regioni italiane con la più alta percentuale di comuni fragili Giuseppe Valdes
La Sardegna si colloca tra le regioni italiane con il maggior numero di comuni fragili: circa il 40% dei 377 comuni dell’isola presenta un livello di fragilità elevato o massimo, secondo i dati ISTAT. Questa situazione riflette una realtà territoriale complessa e disomogenea, in cui emergono criticità strutturali che richiedono analisi e interventi mirati. Il tema dei “Sardegna comuni fragili” si impone così come uno degli aspetti centrali del dibattito sul futuro socio-economico dell’isola. Ne parliamo nel podcast (stringa nera qui sopra) con Carlo Valdes, analista e fondatore della newsletter “Sardegna in dati”

L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha introdotto una classificazione basata su 12 indicatori per valutare il livello di fragilità di ciascun comune italiano. Il punteggio va da 1 a 10, dove 1 indica un comune solido e 10 una fragilità massima.
Nel caso della Sardegna, solo tre comuni rientrano nella fascia più solida: Cagliari, Elmas e Stintino. Tutti gli altri si distribuiscono lungo la scala, ma in modo fortemente sbilanciato verso l’alto. Ben 69 comuni sardi raggiungono il punteggio massimo di 10, una cifra che rende il quadro particolarmente critico. A livello nazionale, solo Calabria e Sicilia presentano una percentuale più alta di comuni fragili.
La fragilità dei comuni in Sardegna non è distribuita in modo uniforme. L’isola mostra una forte eterogeneità territoriale, dove si alternano realtà solidissime ad aree in forte sofferenza, anche a distanza di pochi chilometri. Le zone più colpite si trovano soprattutto nel Sud Sardegna e nel Nuorese. Nel Sud Sardegna, si contano 46 comuni con un livello di fragilità molto elevato o massimo.

Il Nuorese segue da vicino con 40 comuni, ma assume un rilievo particolare: oltre la metà dei comuni della provincia nuorese rientra tra quelli più fragili dell’intera regione. Questa distribuzione solleva interrogativi importanti sull’equità territoriale e sull’efficacia delle politiche pubbliche finora adottate.
La fragilità di un comune, secondo l’ISTAT, è determinata da una serie di fattori economici, sociali e ambientali. In Sardegna, due aspetti in particolare emergono con forza: la bassa scolarizzazione e la scarsa accessibilità ai servizi essenziali. La prima criticità riguarda il livello di istruzione della popolazione, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 25 e i 60 anni, dove i dati evidenziano un marcato svantaggio rispetto alla media nazionale.
La seconda è legata all’infrastruttura dei trasporti e all’organizzazione territoriale: raggiungere ospedali, scuole e altri servizi di base può richiedere tempi molto lunghi, soprattutto nei comuni interni o montani. Comuni come Sorso, Senorbì, Ilbono e San Giovanni Suergiu mostrano segni evidenti di questa fragilità infrastrutturale, anche se nel caso di quest’ultimo le cause possono essere più articolate.
Nonostante il quadro generale critico, l’analisi offre anche elementi incoraggianti. I comuni fragili sardi, infatti, presentano performance ambientali superiori rispetto a quelli di altre regioni italiane, fragili o non fragili che siano.
In particolare, si distinguono per basso consumo di suolo, rischio frane contenuto e una maggiore propensione alla raccolta differenziata. Questi dati testimoniano una sensibilità ambientale che può costituire una leva importante per lo sviluppo sostenibile dei territori più deboli.
Un altro elemento positivo è legato alla distribuzione della popolazione. Sebbene il numero di comuni fragili sia elevato, solo il 13% della popolazione sarda vive in queste aree, un dato nettamente inferiore rispetto alla Calabria e alla Sicilia, dove la quota supera il 30%. Questo significa che, pur essendo molti, i comuni fragili in Sardegna sono spesso piccoli e poco popolati, il che può facilitare interventi mirati e meno onerosi in termini di risorse.
Intervista a cura di Luca Neri
Caffè Corretto del 13-06-2025
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