Buone notizie per il litorale di Cagliari: dopo due giorni di divieto, il tratto di mare del Poetto interessato dall’ordinanza di non balneabilità è tornato pulito e accessibile. L’emergenza è rientrata grazie al Maestrale, che in sole 48 ore ha riportato i parametri dell’acqua nella norma.

Il divieto di balneazione riguardava una porzione di circa 350-370 metri, tra la zona dell’Ospedale Marino e la direzione dell’Ottagono (quest’ultimo escluso dal provvedimento). Le analisi avevano rilevato livelli eccessivi di Escherichia coli, con un valore di 1180, nettamente superiore al limite consentito di 500.
Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha espresso soddisfazione per la rapidità con cui la situazione è tornata alla normalità, sottolineando come il vento abbia contribuito a “eliminare il problema in poche ore”. Un dato importante che ha permesso di escludere alcune delle ipotesi inizialmente avanzate sulle cause dell’inquinamento.
Le vere cause dell’inquinamento al Poetto restano ancora da chiarire. Tuttavia, alcune ipotesi sono già state escluse dagli esperti. È stato escluso che l’inquinamento sia legato a scarichi fognari illegali o alla rottura di condotte fognarie.
Secondo il biologo ambientale Andrea Alvito, se il problema fosse stato di natura fognaria, il Maestrale da solo non avrebbe risolto la situazione e l’ordinanza di divieto non sarebbe stata revocata in tempi così rapidi.
Anche il depuratore di Zarenas è stato escluso come possibile causa. Inoltre, il contrammiraglio Giovanni Stella, comandante della direzione marittima di Cagliari, ritiene improbabili sversamenti da imbarcazioni, poiché le barche dotate di servizi igienici hanno obbligatoriamente serbatoi per la raccolta delle acque nere, da scaricare solo nei porti attrezzati.
Gli esperti parlano di un evento “abbastanza eccezionale”, simile a quanto avvenuto un anno fa a Santa Margherita di Pula. I fattori che potrebbero aver contribuito includono:
Assenza di vento e correnti marine
Alte temperature del mare, che favoriscono la proliferazione batterica
Scarsa ossigenazione dell’acqua, dovuta al caldo e alla stagnazione
Il sospetto maggiore ricade su possibili scarichi illegali da parte di qualche nave o imbarcazione, anche se i controlli da parte della Guardia Costiera, con motovedette, elicotteri e monitoraggi satellitari, sono continui e rigorosi, soprattutto nella zona della prima fermata.
Il ritorno alla balneabilità non ha fermato le polemiche tra i gestori di stabilimenti e chioschi, colpiti duramente dall’ordinanza. In molti si chiedono: “Perché solo un tratto specifico è stato interdetto, se il mare è unico?“
I danni economici sono significativi:
Maria Annunziata Abis, titolare del Golfo 6, ha dichiarato che valuterà un’azione legale per il rimborso dei danni, qualora vengano individuati i responsabili.
Samuele Nonnis, del Sam Beach, ha stimato una perdita di circa 9000 euro in un solo weekend e ha annunciato l’intenzione di rivolgersi agli avvocati.
Anche Riccardo Angelo, titolare dell’Ottagono (escluso dal divieto), ha lamentato danni indiretti e valuterà come agire.
La Guardia Costiera, in collaborazione con l’Arpas, continua a effettuare campionamenti per garantire la sicurezza della balneazione. In caso di inquinamento confermato, le indagini si concentrano sulle rotte delle navi, per identificare eventuali responsabili, come già avvenuto in passato. Il giornalista Enrico Fresu ha sottolineato l’importanza di comprendere l’origine dell’episodio: “Bisogna capire cosa è successo, affinché questo fenomeno non si ripeta, dato il forte impatto economico per chi vive di turismo estivo.”
A a di Enrico Fresu – Giornalista di Unionesarda.it
La Strambata del 07-07-2025
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