Il mondo sta passando dal diritto internazionale alla legge della forza, con gravi conseguenze su sicurezza, geopolitica ed economia. La crescente instabilità, i conflitti in Medio Oriente, le tensioni tra Russia e Ucraina e la guerra commerciale tra USA ed Europa sono segnali chiari di un nuovo ordine globale.

Intervistato in merito al suo recente editoriale pubblicato su La Stampa di Torino, Ettore Sequi, già ambasciatore italiano in Cina e Segretario Generale della Farnesina, ha spiegato la sua visione sulle attuali politiche internazionali: “Il modo di negoziare di Trump è molto particolare,” afferma Sequi. “Negozia sempre da una posizione di forza, attacca, crea tensione, e solo dopo si siede al tavolo. Lo abbiamo visto sui dazi, sull’Iran e in altri contesti.”
Secondo l’ambasciatore, questo approccio genera una forte percezione di insicurezza, soprattutto in Europa, dove cresce il dubbio sulla reale affidabilità della protezione americana in caso di aggressioni. Questo clima, evidenzia Sequi, potrebbe spingere alcuni Paesi a valutare l’opzione di dotarsi di armi nucleari, come deterrente: “Se la Corea del Nord ha evitato aggressioni è proprio grazie al possesso dell’arma nucleare,” sottolinea Sequi.
In merito al recente attacco americano e israeliano all’Iran. Sequi chiarisce: “È accaduto perché l’Iran ancora non possiede la bomba atomica. Se l’avesse già avuta, nessuno avrebbe osato intervenire, proprio come avviene con la Corea del Nord.” Per Israele, un Iran nucleare rappresenta una minaccia esistenziale. Tuttavia, Sequi non esclude che esistano ancora impianti nascosti, centrifughe o uranio arricchito, e questo mantiene alta la tensione. Ma l’ambasciatore lancia un monito: “Agire in maniera preventiva è pericoloso, rischia di legittimare qualsiasi aggressione su basi ipotetiche, trasformando la forza in unico strumento di relazione tra Stati.”
Secondo Ettore Sequi, il mondo sta attraversando una transizione pericolosa: “Stiamo passando dal mondo in cui valeva il diritto internazionale, al mondo in cui prevale il diritto della forza. È il caos geopolitico che stiamo vivendo.”
Questa perdita di punti di riferimento alimenta l’instabilità, come dimostra il conflitto tra Russia e Ucraina, dove la percezione di un’America meno affidabile sul fronte della sicurezza ha contribuito a riequilibrare le forze a favore di Mosca.

“Gli Stati Uniti si sono resi conto che non possono fronteggiare contemporaneamente Russia, Iran e Cina,” spiega Sequi. La priorità americana resta l’Asia e la sfida con Pechino. Per alleggerire il fronte europeo, Washington ha chiesto ai membri della NATO di aumentare le spese militari fino al 5% del PIL, così da poter concentrare risorse sull’Estremo Oriente.
In Medio Oriente, gli Stati Uniti puntano su due alleati strategici: “Israele e Arabia Saudita sono i pilastri su cui gli USA basano la loro politica nella regione,” precisa Sequi, aggiungendo che neutralizzare l’Iran è considerato essenziale per stabilizzare l’area.
Sul fronte commerciale, l’ex ambasciatore evidenzia le tensioni legate ai dazi imposti da Trump: “Ad aprile sono stati annunciati dazi al 50% su acciaio e alluminio, e del 25% sul settore auto europeo.” Gli USA hanno successivamente proposto una riduzione al 10%, a patto che entro il 9 luglio si raggiunga un accordo. Tuttavia, spiega Sequi, “c’è una forte asimmetria“: gli americani considerano il 10% una base minima, mentre in alcune proposte è previsto un aumento al 17% sui prodotti agricoli, colpendo duramente l’Europa.
L’Europa è spaccata: “Francia, Italia e Germania temono una guerra commerciale, che danneggerebbe le esportazioni, e sarebbero favorevoli a un accordo sul 10%,” mentre la Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, lavora a un pacchetto negoziale da presentare tra oggi e domani a Bruxelles. Gli USA sembrano aperti a trattative, ma, avverte Sequi, “non si accontenteranno facilmente della proposta europea.”
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 07-07-2025
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