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Dazi USA sul vino: una perdita da 1,7 miliardi Manuel Cozzolino
Gli Stati Uniti hanno già raddoppiato gli incassi derivanti dai dazi doganali, superando i 100 miliardi di dollari da gennaio. A beneficiarne è anche il bilancio statunitense, che ha registrato un surplus a giugno. Tuttavia, mentre gli USA traggono vantaggi, l’Europa e in particolare l’Italia iniziano a sentire gli effetti negativi di queste misure commerciali, soprattutto nel settore agroalimentare e vitivinicolo.

Mariano Murru, rappresentante di Assoenologi, sottolinea la forte preoccupazione del comparto vinicolo. Il settore sta già vivendo un momento di difficoltà a causa del contesto internazionale instabile, delle guerre e di un crescente salutismo che mette sullo stesso piano vino e alcolici forti. Questo fattore, sommato all’eventualità concreta di nuovi dazi, potrebbero compromettere pesantemente il mercato.

Pur non essendo tra le regioni italiane più colpite, la Sardegna rischia comunque gravi ripercussioni, in particolare con il Vermentino, uno dei suoi vini più rappresentativi. Le denominazioni maggiormente esposte restano Prosecco, Pinot Grigio e Chianti, ma nessuna area può sentirsi davvero al sicuro.
Il mercato statunitense rappresenta circa 2 miliardi di euro per il vino italiano, ovvero il 24% del totale export. Se i dazi venissero confermati, la perdita stimata per l’Italia potrebbe raggiungere 1,7 miliardi di euro. Gli Stati Uniti sono il primo mercato mondiale per il vino e sono difficilmente sostituibili nel breve periodo.
Per far fronte al rischio dazi, l’Unione Europea e il governo italiano stanno cercando di diversificare i mercati di sbocco. Si guarda con crescente interesse a Sud America, India e Asia. Tuttavia, secondo Murru, è difficile che questi mercati riescano a compensare rapidamente le eventuali perdite negli USA.
Anche negli Stati Uniti cresce il malcontento: distributori, ristoratori e associazioni di settore americane hanno già fatto pressione sul governo affinché non proceda con l’introduzione definitiva dei dazi. Una soluzione diplomatica appare non solo auspicabile, ma necessaria per entrambe le sponde dell’Atlantico.
Intervista a cura di Fabio Manca
La Strambata del 16-07-2025
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