play_arrow
Vacanze e solidarietà: il ruolo del terzo settore in Sardegna Manuel Cozzolino
Il Ferragosto e, più in generale, la stagione estiva sono sempre più percepiti come un “bisogno primario”. Le vacanze non sono più un lusso, ma un momento atteso e spesso considerato indispensabile per il benessere personale e familiare. Tuttavia, dietro i numeri su arrivi, presenze e turismo, c’è un’altra realtà: quella degli “invisibili”, persone che non possono permettersi una vacanza. Si tratta soprattutto di anziani soli, famiglie fragili o persone con difficoltà economiche. Mentre molti partono, altri restano a casa senza supporto, rischiando di sentirsi abbandonati.

Secondo Mauro Carta, presidente regionale delle ACLI, la vera sfida non è solo raccontare il boom turistico, ma garantire che nessuno venga dimenticato. In Sardegna, come in molte altre regioni italiane, resiste una rete di volontariato, associazioni e terzo settore che si prende cura delle persone più fragili, soprattutto durante l’estate.
Questo impegno diventa ancora più cruciale perché spesso, proprio nei mesi estivi, anche i caregiver e gli assistenti familiari si assentano per le ferie. A colmare questo vuoto sono quindi le associazioni e le reti parentali, ancora forti nelle comunità più piccole.

Un aspetto interessante è la differenza tra piccoli paesi e grandi centri urbani.
Nei piccoli centri resiste ancora un forte capitale sociale: famiglie, vicini e amici costituiscono un collante che permette di non lasciare soli gli anziani.
Nelle città più grandi, invece, questo legame si indebolisce. È più difficile raggiungere persone isolate, e la rete di sostegno tende a frammentarsi.
Per questo, sottolinea Carta, occorre pensare a nuovi modelli di servizi e assistenza che riescano a funzionare anche in contesti urbani.
La riforma del terzo settore avrebbe dovuto riconoscere un ruolo strutturale alle organizzazioni sociali, ma in Sardegna il percorso procede lentamente. Rispetto ad altre regioni italiane, l’isola è in ritardo nella coprogettazione e coprogrammazione dei servizi.
Nonostante ci siano risorse disponibili – anche grazie al PNRR, che stanzia miliardi per il welfare e i servizi sociali – spesso manca la decisione politica e la volontà di coinvolgere davvero le realtà no profit.
Con l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico, il tema dell’assistenza diventerà sempre più urgente. Tra 20-30 anni, molte persone oggi giovani saranno anziane e rischiano di trovarsi senza reti familiari solide.
Proprio per questo, secondo le ACLI, è fondamentale progettare fin da subito un modello di infrastruttura sociale che garantisca supporto, dignità e inclusione a chi non può permettersi vacanze o vive situazioni di fragilità.
Intervista a cura di Nicola Scano
La Strambata del 18-08-2025
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina