La Statale 195 chiusa in Sardegna scatena la protesta di sindaci, residenti, commercianti e operatori turistici. La decisione di avviare i lavori dall’8 giugno fino a luglio, nel cuore della stagione estiva, accende lo scontro tra territori, Regione e Anas. Al centro delle polemiche i disagi per la viabilità verso Pula, Chia, Teulada e il Sud Ovest della Sardegna, con deviazioni che comporteranno decine di chilometri aggiuntivi e forti ripercussioni sul traffico. A commentare il caso è Emanuele Dessì, direttore delle testate giornalistiche del Gruppo Unione Sarda, intervenuto per analizzare una vicenda destinata a pesare sulla mobilità, sul turismo e sull’economia locale.

I lavori sulla SS195 Sulcitana si rendono necessari dopo i danni provocati dal ciclone che ha colpito il territorio. Nessuno mette in discussione la necessità degli interventi di messa in sicurezza, ma la scelta delle tempistiche divide profondamente amministratori e cittadini.
La chiusura costringerà automobilisti e turisti a percorsi alternativi attraverso la Statale 130, la zona industriale del Cacip e la nuova strada dei Conti Vecchi, con un aumento stimato di circa 20 chilometri di percorrenza.
Secondo Emanuele Dessì, il problema non è l’esecuzione dei lavori, ma il metodo adottato: “Intervenire in piena stagione turistica senza prevedere lavorazioni notturne o turni intensivi appare difficile da comprendere”, osserva il direttore Dessì.
Il rischio riguarda anche la sicurezza stradale. Il percorso alternativo è già fortemente utilizzato dai mezzi pesanti e potrebbe trovarsi sotto ulteriore pressione proprio nei mesi di massimo afflusso turistico.
La protesta arriva soprattutto dai sindaci del territorio, guidati ancora una volta dal primo cittadino di Capoterra, che denuncia l’assenza di confronto con le amministrazioni locali.
Nel mirino finiscono Anas e Regione Sardegna, accusate di aver imposto un calendario dei lavori senza una reale concertazione con i territori interessati. Gli amministratori chiedono certezze sui tempi, chiarezza sulle opere da realizzare e soprattutto una gestione dei cantieri capace di conciliare sicurezza, diritto alla mobilità e attività economiche.
Un altro nodo riguarda la comunicazione. Durante le precedenti emergenze sulla viabilità, spiegano i sindaci, la segnaletica e le informazioni ai cittadini sarebbero risultate insufficienti, con automobilisti e turisti finiti persino nelle campagne del territorio di Capoterra alla ricerca dei percorsi alternativi.
Secondo Dessì, il tema richiama un problema più ampio: il rapporto tra burocrazia e amministratori eletti. “I sindaci sono stati scelti dai cittadini per rappresentare i territori e devono essere coinvolti nelle decisioni che hanno un impatto diretto sulla vita delle comunità”, sottolinea.
La 195 chiusa arriva in uno dei momenti più delicati dell’anno per la Sardegna. Migliaia di turisti raggiungono quotidianamente località come Pula, Chia, Forte Village e Teulada, aree strategiche per l’economia turistica regionale.
Operatori turistici e residenti temono rallentamenti, code e difficoltà di accesso proprio mentre le strutture ricettive registrano il picco delle prenotazioni estive. Il dibattito si concentra anche sulla possibilità di accelerare il cronoprogramma attraverso lavori notturni, turni h24 e penalità in caso di ritardi, strumenti già utilizzati in altri cantieri infrastrutturali.
Dessì richiama il recente esempio della 131 all’altezza di Campeda, dove Anas ha dimostrato di poter intervenire rapidamente e con lavorazioni notturne. Per questo, sostiene, molti si chiedono perché lo stesso modello operativo non possa essere applicato anche alla Statale 195.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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