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41 bis a Uta, lo scontro si allarga: «Sardegna a rischio infiltrazioni criminali»

micMatteo Vercelli, Massimiliano Raistoday8 Settembre 2026 17

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Detenuti 41 bis a Uta, dalla polemica politica all’allarme per sicurezza e sanità

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    41 bis a Uta, lo scontro si allarga: «Sardegna a rischio infiltrazioni criminali» Manuel Cozzolino

L’arrivo di 88 detenuti al 41 bis nel carcere di Uta alimenta lo scontro politico in Sardegna e accende i timori dei territori per sicurezza, infiltrazioni criminali e costi sanitari. La presidente della Regione Alessandra Todde ha annunciato l’intenzione di ricorrere contro la decisione, mentre il centrodestra respinge le accuse e attribuisce responsabilità alle scelte politiche dei governi precedenti. Massimiliano Rais, giornalista de L’Unione Sarda, fotografa così il confronto istituzionale: «È una polemica politica che si è innescata, è in corso».

Il carcere di Uta (Unionesarda.it)

I detenuti trasferiti a Uta

L’operazione ha portato nel penitenziario sardo 88 detenuti sottoposti al regime del 41 bis, provenienti da diversi istituti italiani, tra cui Viterbo. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia, il trasferimento rientra in una più ampia riorganizzazione delle sezioni 41 bis presenti nelle carceri italiane. Rais sottolinea la portata dell’operazione: «Alla fine hanno riempito le celle di Uta con 88 detenuti ad alto rischio in regime di 41 bis».

I timori dei sindaci

La presenza dei detenuti al 41 bis preoccupa anche i sindaci dei territori vicini al carcere di Uta, che temono possibili conseguenze sul fronte della sicurezza. L’attenzione riguarda soprattutto il possibile rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia locale e nel tessuto sociale dell’area metropolitana. «I sindaci dei territori in cui il carcere di Uta ricade sono molto preoccupati per le infiltrazioni e il rischio di infiltrazioni criminali nel territorio», spiega Rais.

L’allarme sulle infiltrazioni

Durante l’intervista viene richiamata anche l’analisi dell’esperto di ’ndrangheta Antonio Nicaso, secondo cui il rischio di infiltrazione criminale nel territorio deve essere considerato concreto. La prevenzione dovrebbe passare dal rafforzamento delle forze dell’ordine e dal controllo sistematico dei movimenti economici, finanziari e immobiliari. «Il rischio di infiltrazione è molto concreto e occorre innanzitutto rafforzare gli organici delle forze dell’ordine e poi controllare i flussi finanziari», riferisce Rais.

Controlli su immobili e residenze

Particolare attenzione viene inoltre indicata per investimenti immobiliari, flussi finanziari e richieste di nuove residenze, possibili settori di interesse per la criminalità organizzata. Secondo Rais, servono controlli capillari e coordinati per impedire che la presenza del polo penitenziario possa produrre effetti indiretti sul territorio. «Occorre fare un’opera di controllo sul territorio che è opportuna per evitare infiltrazioni e rischi di infiltrazioni nel territorio», afferma il giornalista.

Le ricadute sulla sanità

Un altro tema riguarda le possibili ricadute sul sistema sanitario sardo, chiamato a garantire cure e assistenza ai detenuti trasferiti nell’isola. La questione si inserisce in un quadro regionale già caratterizzato da forti criticità nell’assistenza sanitaria, soprattutto nell’area del Cagliaritano. Rais pone quindi una domanda centrale: «Chi pagherà queste cure, chi sosterrà anche il peso di tutto questo?».

 

Intervista a cura di Matteo Vercelli

Caffè Corretto del 08-09-2026

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