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A Venezia il primo caso di dipendenza da IA

today8 Maggio 2026 4

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Venezia registra il primo caso clinico di isolamento sociale legato all’uso compulsivo dei chatbot.

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    A Venezia il primo caso di dipendenza da IA Cristian Asara

 

Il Servizio sanitario nazionale ha preso in carico a Venezia una ragazza di 20 anni affetta da una forma di isolamento patologico legata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Si tratta del primo episodio in Italia in cui una “dipendenza comportamentale da IA” richiede l’intervento formale del Serd, la struttura storicamente dedicata al contrasto delle tossicodipendenze e delle ludopatie. La giovane avrebbe sviluppato un legame esclusivo con un chatbot, arrivando a preferire il dialogo virtuale a qualsiasi interazione con i coetanei.

Un rapporto digitale diventato tossico

Il fenomeno nasce dalla capacità degli algoritmi di adattarsi progressivamente all’utente. Secondo la primaria del Serd di Venezia, Laura Suardi, la macchina impara a fornire esattamente le risposte che la persona desidera ricevere, creando una zona di comfort psicologico estremamente gratificante. Questa dinamica trasforma l’intelligenza artificiale in un unico orizzonte di riferimento, portando il soggetto a nutrire una fiducia totale verso lo strumento tecnologico e a isolarsi dal mondo reale.

L’approccio medico del Serd

L’accoglienza di questa paziente non ha colto impreparati i sanitari veneziani, che negli ultimi anni hanno investito in formazione specifica per affrontare le nuove patologie digitali. L’intervento medico non si limita a imporre restrizioni sull’uso dei dispositivi, un metodo spesso inefficace se utilizzato come unica soluzione. Il percorso terapeutico prevede invece un supporto multidisciplinare che unisce competenze psicologiche e psichiatriche, con un coinvolgimento attivo del nucleo familiare per ricostruire i legami sociali interrotti.

I rischi di un fenomeno sommerso

Questo caso viene descritto dagli esperti come la punta di un iceberg. Sebbene l’IA sia una tecnologia recente, la velocità con cui i giovani instaurano legami emotivi con i software di conversazione desta preoccupazione. Una scelta clinica strutturata diventa quindi necessaria per gestire disturbi che, pur non coinvolgendo sostanze chimiche, agiscono sugli stessi circuiti della gratificazione cerebrale, rendendo il confine tra utilità tecnologica e patologia sempre più sottile.

Radio Smeralda, puntata del 08/05/2026

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