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Affitti brevi in Sardegna, risorsa o problema? Egidiangela Sechi, Mimmo Moro
Gli affitti brevi in Sardegna sono una risorsa importante per il turismo e l’economia locale. A sostenerlo è Mimmo Moro, presidente dell’Unione Turismo Confapi Sardegna. Nel corso di un’intervista sul mercato immobiliare, Moro ha difeso il ruolo delle case vacanza. Secondo lui, queste strutture ampliano l’offerta turistica e sostengono i piccoli centri. «Non può esistere uno sviluppo turistico in Sardegna demandato esclusivamente al settore alberghiero», afferma. Il tema riguarda anche il futuro dei borghi e la valorizzazione degli immobili privati.

Le case vacanza permettono di raggiungere località lontane dai circuiti turistici tradizionali. In molti territori sardi, infatti, le grandi catene alberghiere sono poco presenti. Gli affitti brevi contribuiscono così a diversificare l’offerta ricettiva.
Per Moro, il loro valore va oltre la semplice ospitalità. I turisti generano ricadute economiche per negozi, ristoranti e attività locali. «Il valore degli affitti brevi e delle case vacanza viene spesso sottovalutato», sostiene il presidente. La ricettività diffusa può quindi favorire una distribuzione più ampia dei benefici del turismo.
Le locazioni turistiche possono offrire nuove opportunità ai proprietari. Consentono, infatti, di valorizzare immobili che altrimenti potrebbero restare inutilizzati. In alcuni borghi, questa attività ha contribuito a creare nuove occasioni di reddito.
Secondo Moro, diversi privati sono diventati operatori turistici grazie alla possibilità di affittare le proprie abitazioni. «Ci sono borghi che hanno subito un freno allo spopolamento proprio perché molti privati si sono trasformati anche in operatori turistici», dichiara. Il settore può quindi sostenere l’economia dei piccoli centri e favorire la valorizzazione del patrimonio immobiliare sardo.
Gli affitti brevi sono spesso al centro del dibattito sull’emergenza abitativa. Secondo alcuni, la loro diffusione riduce le case disponibili per i residenti. Moro contesta questa interpretazione e invita a valutare i dati.
Durante l’intervista, cita una stima attribuita al Centro Studi AIGAB, l’Associazione italiana gestori affitti brevi. Secondo tale dato, soltanto il 3,5% delle abitazioni in Sardegna sarebbe destinato alle locazioni turistiche. La percentuale richiede una verifica sulla fonte originaria e sulla metodologia utilizzata.
La posizione del presidente è comunque chiara: «In Sardegna solo il 3,5% delle abitazioni è promosso per gli affitti brevi». Per Moro, non è corretto attribuire alle case vacanza l’intera responsabilità della crisi abitativa.
Moro invita a considerare anche gli immobili non occupati e le difficoltà del mercato degli affitti residenziali. Durante l’intervista, cita una quota di abitazioni non occupate pari a circa il 30%. Richiama inoltre una percentuale dell’8% relativa agli immobili concessi con contratti tradizionali.
Questi dati devono essere verificati attraverso fonti statistiche ufficiali. È necessario chiarire anche gli anni di riferimento e le categorie considerate.
Secondo Moro, alcuni proprietari preferiscono evitare gli affitti tradizionali per timore della morosità e delle difficoltà nel recuperare l’immobile. «Il privato non trova ancora sufficienti tutele negli affitti tradizionali», è il senso della sua posizione. Per aumentare l’offerta abitativa, occorre quindi affrontare anche le ragioni che spingono i proprietari a non affittare a lungo termine.
Il dibattito riguarda anche le restrizioni introdotte o discusse a livello locale. Durante l’intervista viene citato il caso dell’Emilia-Romagna. Il riferimento è alle misure che possono incidere sulla destinazione d’uso degli immobili destinati alle locazioni turistiche.
Moro ritiene che il settore debba essere regolamentato, ma senza ostacolare la libertà dei proprietari. Ricorda inoltre la crescente professionalizzazione del comparto negli ultimi anni. «Dal 2017 uno dei settori più normati in Italia è stato quello degli affitti brevi», afferma.
Secondo il presidente, servono regole equilibrate. L’obiettivo dovrebbe essere tutelare i territori senza penalizzare indiscriminatamente le locazioni turistiche.
Moro richiama anche le esperienze internazionali. Tra gli esempi citati figurano Barcellona e New York, dove sono state adottate restrizioni sugli affitti turistici. Per Barcellona, l’ospite indica un aumento del 37% dei canoni tradizionali dal 2014 a oggi. Nello stesso periodo, secondo il dato da lui citato, la media spagnola sarebbe cresciuta del 9%. Queste percentuali richiedono una verifica indipendente, considerando gli indici utilizzati e il periodo esatto.
Moro sostiene che limitare gli affitti brevi non garantisca una riduzione dei canoni. «Le restrizioni possono avere un esito opposto a quello auspicato», è la sua tesi. Il rischio, secondo questa interpretazione, è adottare misure che non risolvano le cause strutturali della crisi abitativa.
Un altro punto riguarda il potere dei sindaci di fissare un tetto agli appartamenti destinati ai turisti. La questione interessa soprattutto le aree caratterizzate da una maggiore tensione abitativa.
Moro è contrario a decisioni affidate esclusivamente alle singole amministrazioni. Il presidente riferisce anche di un confronto sul tema con il ministro competente. «Serve un organo più distante dalla comunità ospitante e, soprattutto, che determini queste politiche in maniera generale e non ad hoc», dichiara.
La proposta è quindi quella di adottare criteri normativi generali e omogenei. In questo modo, secondo Moro, sarebbe possibile evitare interventi frammentati e garantire maggiore uniformità nella regolamentazione.
Il confronto sugli affitti brevi in Sardegna coinvolge interessi diversi. Da una parte c’è la necessità di garantire case accessibili a residenti, studenti e lavoratori. Dall’altra, il settore turistico sostiene redditi familiari e attività economiche locali.
Per Moro, le restrizioni non possono essere l’unica risposta all’emergenza abitativa. Occorre intervenire anche sulle politiche pubbliche e sulle condizioni del mercato residenziale. «Non può essere il privato a farsi carico dell’inerzia dell’edilizia pubblica», afferma.
Il dibattito resta aperto. La sfida è conciliare sviluppo turistico, diritto alla casa e tutela dei residenti. Per riuscirci, serviranno dati verificabili e interventi capaci di rispondere alle esigenze dei diversi territori sardi.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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