Una scoperta di portata mondiale ha gettato luce sul rapporto tra alcol e caffeina, anche grazie al lavoro svolto dal neuroscienziato Riccardo Maccioni e dal neurofarmacologo Elio Acquas, docente all’Università di Cagliari. Questa ricerca, che affonda le radici in studi precedenti, ha esplorato come la caffeina possa prevenire alcuni effetti dell’alcol sui circuiti cerebrali.

La letteratura scientifica evidenzia che l’alcol aumenta la neurosecrezione di dopamina nei roditori e negli esseri umani. Questo processo coinvolge il circuito cerebrale responsabile del riconoscimento degli stimoli gratificanti, sia naturali che farmacologici. In altre parole, la dopamina gioca un ruolo fondamentale nel conferire valore motivazionale agli stimoli, inclusi quelli indotti dall’alcol, rendendoli desiderabili.
Tuttavia, sebbene questa neurosecrezione sia una condizione necessaria per lo sviluppo della dipendenza, non è sufficiente da sola a causarla. Questo aspetto chiave sottolinea la complessità del meccanismo di azione dell’alcol sul cervello.
Lo studio si è concentrato su un aspetto specifico: cosa accade quando basse dosi di caffeina e alcol vengono somministrate per la prima volta a ratti privi di precedenti esperienze con queste sostanze. I risultati hanno dimostrato che la caffeina è in grado di contrastare l’effetto dell’alcol sulla dopamina.
Questo effetto sembra legato al metabolismo dell’alcol, che porta alla produzione di una sostanza bioattiva chiamata salsolinolo. Questo metabolita è noto per il suo ruolo nel rafforzare i comportamenti associati agli stimoli gratificanti, trasferendo la valenza motivazionale dell’alcol a stimoli neutri, come l’ambiente in cui avviene il consumo.
Gli esperimenti hanno dimostrato che la caffeina, assunta a dosi equivalenti a una o due tazzine di espresso, può interferire con il meccanismo dell’alcol che stimola la dopamina nel nucleus accumbens, una delle aree cerebrali chiave nella percezione del piacere e della motivazione.
Questo significa che la caffeina è in grado di ridurre l’effetto motivazionale e affettivo dell’alcol, impedendo che quest’ultimo trasferisca la sua valenza a stimoli neutri. Tale scoperta apre la strada a ulteriori studi, soprattutto per comprendere se questa proprietà della caffeina possa essere sfruttata in ambito clinico.
È importante sottolineare che questi risultati si applicano a contesti specifici: l’effetto è stato osservato con basse dosi di entrambe le sostanze e in un modello sperimentale controllato. Pertanto, è necessario essere cauti nell’estendere queste conclusioni ad altri contesti, come il consumo cronico o l’abuso di alcol e caffeina.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
La Strambata del 06-12-2024