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Gli Editoriali de L'Unione Sarda

Alla fine vince la stabilità – di Claudio Cerasa

micRadiolina today17 Luglio 2026 12

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Il Commento del 17-07-2026 – Alla fine vince la stabilità

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    Alla fine vince la stabilità – di Claudio Cerasa Radiolina

La riforma della legge elettorale, da ieri, è stata approvata in prima lettura dalla Camera e, nonostante le manfrine della settimana, è possibile individuare dei vinti e dei vincitori. Chi vince? Chi perde?

Vince Giorgia Meloni, che ottiene una legge elettorale che dà al centrodestra, rispetto alla vecchia legge elettorale, qualche possibilità in più di vincere, ma soprattutto riduce il rischio di dover fare i conti con un pareggio: la nuova legge, senza addentrarsi nei dettagli, consente alla coalizione che raggiunge almeno il 42 per cento di ottenere un premio di maggioranza, rende più difficile lo stallo e, così facendo, rende meno probabile che i leader dei partiti più grandi si trovino nella condizione di dover fare i conti con una non vittoria e con un’eventuale larga coalizione.

Vince anche Elly Schlein, leader del Pd, che si trova nella condizione di chi può beneficiare di una legge che le fa comodo, potendo dire che quella legge non la voleva: con la nuova legge elettorale sarà necessario indicare il candidato premier e, nel centrosinistra, per sceglierlo potrebbe diventare necessario ricorrere alle primarie. Immaginare che vi possa essere un vincitore delle primarie diverso da Schlein è possibile, ma non è semplice.

Vince anche la logica del bipolarismo, o di qua o di là, ed è evidente che, con una legge elettorale che premia le coalizioni, sarà difficile trovare spazio per rompere le coalizioni con un terzo polo o con poli estremisti di destra e di sinistra. E anche se alla fine un polo esterno ci sarà, ovvero quello di Carlo Calenda, che dovrà superare il tre per cento per entrare in Parlamento, a essere rafforzati saranno anche i soggetti moderati delle coalizioni, che potrebbero divenire il rifugio degli elettori non estremisti desiderosi di riequilibrare le coalizioni.

Vince anche, con questa legge elettorale, la logica della stabilità, l’idea che si debba fare qualcosa per evitare di avere un Paese instabile, governato da maggioranze ballerine, e in questo senso perdono tutti coloro che avrebbero voluto scommettere su uno scenario più fluido, come, per esempio, il Pd che non ama Schlein, come, per esempio, Forza Italia, che vuole vincere le elezioni ma vuole anche evitare di perderle e che avrebbe preferito una legge elettorale più simile al Rosatellum oggi in vigore.

Vince anche Matteo Renzi, in un certo senso, grazie a un emendamento approvato mercoledì che consente alle coalizioni di beneficiare, per il calcolo della percentuale necessaria per arrivare al premio di maggioranza, dei voti di una sola lista tra quelle che non raggiungono il tre per cento: la migliore delle escluse. E con questa formula diventa rischioso per il campo largo lavorare a un centro alternativo a quello di Renzi, come quello di Alessandro Onorato: se crei competizione tra due centrini rischi poi di perdere i voti di uno dei due centri, meglio andare tutti insieme (a meno che, ovviamente, uno dei due centrini non superi il tre per cento).

Resta da capire, invece, se il generale Vannacci, con il suo partito di estrema destra in ascesa, vincerà oppure no, si alleerà oppure no, resterà all’esterno della coalizione oppure no. In astratto, il partito di Vannacci, se davvero volesse muoversi per vestire i panni del nuovo partito antisistema, dovrebbe restare fuori dalla coalizione.

Il premio di maggioranza assegnato alla coalizione, però, indurrà il centrodestra, Meloni in primis, a valutare un accordo con Vannacci, che andrà fatto digerire a Forza Italia e alla Lega, per evitare di perdere le elezioni, con la speranza di poter arginare Vannacci ma con il rischio di dare a Vannacci, in un futuro prossimo venturo, la possibilità di esercitare un’egemonia nella coalizione.

La legge elettorale offre molti vincitori e molti sconfitti. Non sono le leggi elettorali a decidere le elezioni, ma con le leggi elettorali possono essere favoriti alcuni scenari e sfavoriti altri.

Una delle poche certezze che abbiamo oggi è che, se il testo resterà invariato al Senato, il partito del pareggio, grazie alla riforma approvata dalla Camera, avrà meno possibilità di imporsi nella prossima legislatura rispetto a oggi. Più occasioni di stabilità, meno occasioni di grandi coalizioni. Il senso della legge, in fondo, è tutto qui.

Claudio Cerasa Direttore del Foglio

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