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Allarme fuga di cervelli: sempre più giovani lasciano la Sardegna

today22 Luglio 2025 74

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Sardegna: L’emorragia di giovani talenti lontani dall’Isola

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    Allarme fuga di cervelli: sempre più giovani lasciano la Sardegna stage@radiolina.it

Un recente studio della CNA, il sindacato degli artigiani, rivela una situazione allarmante per la Sardegna: sempre più giovani sardi lasciano l’Isola in cerca di migliori opportunità professionali e di studio. Questo fenomeno, definito una vera e propria “emorragia” di giovani, sta avendo impatti significativi sul tessuto economico e sociale regionale. Francesco Porcu, segretario regionale della CNA, sottolinea la gravità dei dati emersi dal report.

Immagine simbolo (Pixabay)

I numeri preoccupanti della fuga

La ricerca della CNA evidenzia cifre inquietanti: la percentuale di studenti sardi che scelgono di studiare fuori dall’Isola è aumentata dall’11% al 16% in pochi anni. Ancora più preoccupante è il dato che il 20% dei giovani sardi si trova a lavorare fuori dall’isola entro cinque anni dal conseguimento del titolo di studio. Negli ultimi dieci anni, la Sardegna ha visto una drammatica riduzione di quasi 11.000 unità nella popolazione universitaria che studia nelle università sarde, mentre cresce il numero di residenti che studiano altrove. L’isola, inoltre, mostra una bassissima capacità di attrarre giovani da altre regioni, posizionandosi in netto contrasto con regioni come l’Emilia Romagna e la Lombardia, che presentano invece un saldo positivo di attrattività.

Francesco Porcu, segretario regionale della CNA, negli studi di Radiolina.

Le cause del fenomeno

Le ragioni dietro questa massiccia migrazione sono molteplici e complesse. Il rapporto CNA indica un sistema produttivo sardo prevalentemente incentrato su settori tradizionali con una bassa vocazione tecnologica. Questo si traduce in bassi salari e in traiettorie di carriera poco appetibili per i giovani più preparati e con un alto livello di istruzione. Il mercato del lavoro isolano fatica a garantire una domanda occupazionale stabile e concentra gran parte dei rischi sui più giovani e sulle donne. In sostanza, il mercato del lavoro sardo è “poco appetibile” e non riesce a soddisfare le aspettative di affermazione professionale di figure altamente qualificate.

Chi lascia l’Isola e perché?

La fuga non riguarda solo i giovani che scelgono di studiare fuori: spesso, questi non tornano in Sardegna al termine del percorso di studi. Anche i ragazzi più brillanti e preparati delle università sarde, con alti livelli di qualificazione, prendono la via del continente o, in molti casi, dell’estero. Questo accade perché le opportunità di carriera offerte lontano dalla Sardegna sono percepite come più in linea con le loro aspettative e il loro alto livello di istruzione, consentendo una maggiore affermazione professionale.

Proposte per invertire la rotta

Invertire questa tendenza è un obiettivo complesso, che non ammette un’unica soluzione. La CNA suggerisce di intervenire sul posizionamento del tessuto produttivo e sull’ambiente economico, rendendolo più attrattivo e favorevole al sistema delle imprese. È fondamentale specializzare e riposizionare il tessuto produttivo a un livello qualitativo più elevato, affinché possa assorbire capitale umano qualificato. Tra le strategie proposte vi sono l’utilizzo dei fondi PNRR, la defiscalizzazione per le nuove attività che si insediano in regione, e il potenziamento di programmi volti a far rientrare i giovani sardi legandoli a progetti lavorativi e percorsi di carriera progressivi. L’obiettivo è creare un ambiente che possa intercettare e soddisfare i bisogni di queste figure professionali.

Il ruolo dei settori produttivi

Nonostante la criticità generale, alcuni settori possono giocare un ruolo chiave. Le imprese più innovative, con alti tassi di innovazione, sono quelle con la maggiore propensione ad assorbire capitale umano qualificato. Tuttavia, il problema non si limita ai settori innovativi; una prossima ricerca della CNA indicherà come anche i settori tradizionali, come l’edilizia e la ristorazione, possano compiere passi importanti verso la specializzazione e l’aumento della ricchezza prodotta, avvicinandosi alla frontiera tecnologica e ai modelli operativi delle regioni del centro-nord Italia. Questo processo di riposizionamento e innovazione, trasversale a tutti i comparti, si stima possa generare una significativa crescita del PIL regionale.

 

Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
La Strambata del 22-07-2025

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