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Assalto al Postamat di Mamoiada: furgone rubato usato come ariete Manuel Cozzolino
Nuovo assalto al Postamat di Mamoiada nelle prime ore della mattina. Intorno alle 4.30 un commando composto da cinque persone, armate e con il volto travisato, ha utilizzato un furgone rubato come ariete per sfondare la vetrata dell’ufficio postale nel tentativo di raggiungere la cassaforte interna. Nonostante la violenza dell’azione, i malviventi sono stati costretti a fuggire senza riuscire a impossessarsi del denaro.

Secondo le prime ricostruzioni, il mezzo pesante impiegato per l’assalto era stato rubato poco prima dell’azione. Dopo avere sfondato la vetrata delle Poste, la banda ha cercato di forzare la cassaforte, ma la struttura blindata ha resistito ai tentativi di scasso, rendendo vano il colpo.
Dopo il fallimento del tentativo, i cinque banditi hanno abbandonato rapidamente il luogo dell’assalto. Prima di allontanarsi avrebbero disseminato chiodi lungo alcune strade per ostacolare un eventuale inseguimento delle forze dell’ordine, una tecnica già utilizzata in altri assalti compiuti in Sardegna.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che hanno effettuato i rilievi tecnici e avviato le indagini per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Gli investigatori stanno acquisendo le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona e raccogliendo ogni elemento utile all’identificazione dei responsabili.
Si tratta del secondo episodio che ha preso di mira il Postamat di Mamoiada nel corso del 2026. Il precedente risale al 20 marzo, quando alcuni malviventi tentarono di sradicare lo sportello automatico di piazza Europa agganciandolo a un’autovettura. Anche in quell’occasione il sistema di sicurezza resistette e il colpo si concluse con la fuga dei responsabili a mani vuote.
Il nuovo assalto riaccende le preoccupazioni tra i residenti di Mamoiada, già scossi dal precedente tentativo avvenuto pochi mesi fa. Gli investigatori stanno verificando l’eventuale collegamento tra i due episodi, valutando se dietro le azioni possa esserci lo stesso gruppo criminale o una medesima strategia operativa.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
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