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Caffè Corretto

Assalto eolico: la Sardegna potrebbe essere invasa da 4.500 pale

today2 Settembre 2025 161

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Assalto eolico in Sardegna: tra proteste e leggi sospese

La Sardegna è diventata il fronte principale di una controversia sempre più accesa legata all’energia rinnovabile, dove l’obiettivo di sostenibilità si scontra con accuse di speculazione e un assalto urbanistico senza precedenti. Sebbene l’Isola sia designata a produrre 6.2 GW di energia rinnovabile entro il 2030, le proposte di progetto attuali sono dieci volte superiori a questo fabbisogno, sollevando timori concreti per il suo futuro.

pale eoliche (immagine simbolo)

Sardegna sotto assalto: cifre allarmanti

Le previsioni sono allarmanti: se tutti i progetti venissero realizzati, la Sardegna potrebbe essere invasa da oltre 4.500 pale eoliche, tra terra e mare. Nello specifico:

  • Al largo delle sue coste, si prospettano circa 800 aerogeneratori alti anche più di trecento metri, con la sola Gallura che ne vedrebbe spuntare 250.
  • A terra, si aggiungerebbero 2.500 nuove pale eoliche a quelle 1.200 già esistenti.
  • Non da meno, i progetti fotovoltaici potrebbero compromettere centomila ettari di preziosi terreni agricoli.

Questo scenario ha spinto Comitati e attivisti a chiedersi perché la Sardegna debba trasformarsi nella “ciabatta elettrica d’Italia”, sacrificando le sue inestimabili enclave storico-naturalistiche.

Il meccanismo della speculazione energetica

Il problema, secondo i critici, non è l’energia rinnovabile in sé, ma l’approccio “speculativo” che vi ruota attorno. La strada a questi progetti è stata spianata da decreti governativi che, tramite le cosiddette “procedure di accelerazione”, consentono allo Stato di approvare e imporre impianti a Regioni ed enti locali, bypassando le normali trafile burocratiche. L’accusa principale è che l’obiettivo sia spesso quello di “accaparrarsi i sussidi nazionali” più che promuovere una vera autoproduzione sostenibile. Viene anche sollevato il dubbio che lo stesso strumento per produrre rinnovabili sia tutt’altro che “rinnovabile”, anzi inquini.

La diga della protesta: sindaci e cittadini in campo

Contro questo “assalto senza ostacoli”, si è formata una vasta rete interregionale di sindaci, ben 273 fasce tricolori dal Friuli alla Sicilia, inclusa la Sardegna, che lottano contro il business di pale e pannelli. L’appello condiviso è chiaro: si è favorevoli all’autoproduzione e all’installazione di impianti in “zone già compromesse”, come sui tetti di case, edifici, palestre e piscine, ma si respinge un approccio “barbaro” che devasta l’ecosistema.

Iniziative legali e normative sospese

Nonostante la forte opposizione, la Regione Sardegna è accusata di non fare abbastanza per contrastare il fenomeno. Attualmente, diverse iniziative legali e normative sono sospese: la legge popolare “Pratobello”, sostenuta da 211.000 firme, giace in Consiglio regionale e, richiamandosi allo statuto di rango costituzionale dell’Isola, potrebbe bloccare o rallentare l’espansione; la legge sulle “Aree Idonee” è sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale; infine, la situazione definitiva dipenderà dalla revisione del Decreto Fratin, che definirà le regole per l’installazione delle pale eoliche.

A cura di Emanuele Dessì – Direttore testate giornalistiche Gruppo Unione Sarda

Caffè Corretto del 02-09-2025

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