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Bernadette Dessalvi vince LetteraFutura con “Inno alla mia gogna” Giulio Zasso, Michele Ruffi, Bernadette Dessalvi
La scrittrice cagliaritana Bernadette Dessalvi, commercialista e curatrice fallimentare, ha vinto il premio LetteraFutura 2026, dedicato alle autrici esordienti. Il riconoscimento le permetterà di pubblicare con Solferino il romanzo Inno alla mia gogna, atteso in primavera, con uscita prevista ad aprile. Un traguardo raggiunto dopo anni di lavoro e una passione coltivata parallelamente agli impegni professionali e familiari. «Con la scrittura ci si dice un po’ la verità», ha raccontato l’autrice.

LetteraFutura è un percorso di accompagnamento alla pubblicazione che sostiene le scrittrici emergenti dalla revisione del manoscritto fino alla promozione del libro. Non un semplice concorso, dunque, ma un’opportunità per entrare nel mondo editoriale con un supporto concreto. Dessalvi ha sottolineato il valore di questo percorso: «La scrittrice esordiente, totalmente lontana dal mondo editoriale, viene accompagnata in un percorso di pubblicazione, di revisione del testo e poi di promozione».

Il romanzo Inno alla mia gogna è un’opera di finzione ispirata alla storia di una donna realmente esistita. La protagonista conduce una vita ordinaria, tra lavoro e famiglia, fino a quando una serie di eventi sconvolge le sue certezze e la trascina in una realtà completamente nuova. L’autrice non riconduce il libro a un unico genere, ma ne evidenzia la componente avventurosa e il percorso di trasformazione personale. «Segue proprio lo stravolgimento del mondo ordinario di una donna ordinaria», ha spiegato.
La vergogna è il filo conduttore della storia e accompagna la protagonista in un percorso di trasformazione, liberazione e accettazione. Il mondo straordinario in cui si ritrova non è semplicemente fantastico, ma rappresenta una realtà che rompe le abitudini e costringe a ricostruire la propria esistenza. Il romanzo esplora così la capacità di affrontare ciò che non possiamo controllare. Come ha dichiarato Dessalvi, il libro racconta «un percorso un po’ anche di liberazione e di accoglimento degli stravolgimenti che possiamo avere».
La stesura del romanzo ha richiesto cinque anni, durante i quali l’autrice ha continuato a svolgere la propria attività professionale. Conciliare scrittura, lavoro e maternità ha significato sfruttare ogni momento disponibile, spesso pochi minuti o brevi pause. Un percorso che ha richiesto disciplina e costanza, oltre alla capacità di superare i dubbi sulla possibilità di dedicarsi alla narrativa. «Ho dovuto veramente rubare le mezz’ore, i dieci minuti: ogni momento è buono, però ci vuole la disciplina e la costanza», ha raccontato.
Per Dessalvi, la letteratura rappresenta una dimensione intima, capace di offrire tranquillità e consapevolezza. La scrittura narrativa è diversa da quella tecnica richiesta dal suo lavoro: lascia spazio alla creatività e alla scoperta di sé. Anche la lettura occupa un ruolo fondamentale nel suo percorso, perché alimenta la sensibilità e l’immaginazione di chi scrive. «Nessuno può scrivere senza essere lettore», ha affermato, definendo lettura e scrittura «un piacere, un momento di pace e anche di riconoscimento di me stessa».
Mentre si prepara all’esordio con Solferino, Bernadette Dessalvi ha già iniziato a lavorare a una nuova storia, un progetto che coltiva da anni. Dopo aver concluso il manoscritto di Inno alla mia gogna, l’autrice ha potuto dedicarsi alle prime idee del prossimo libro, senza anticiparne ancora i contenuti. «Questo secondo progetto mi ronza in testa da tanti anni», ha rivelato, aggiungendo: «Non posso farne a meno».
Con la vittoria di Lettera Futura 2026, Bernadette Dessalvi si prepara a portare la propria storia ai lettori. Inno alla mia gogna, atteso in primavera con Solferino, affronta temi come la vergogna, l’identità e la capacità di reagire ai cambiamenti. Il debutto racconta anche la determinazione necessaria per coltivare una passione senza rinunciare agli impegni quotidiani. Un percorso riassunto nelle parole dell’autrice: «Per fortuna ho ascoltato questo bisogno di scrivere».
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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