play_arrow
Cagliari, il Pride riunisce 30mila persone Manuel Cozzolino
Il Pride Cagliari 2026 ha richiamato circa 30mila persone, trasformando il capoluogo sardo in un grande spazio di partecipazione e inclusione. La manifestazione ha ribadito un messaggio chiaro: sì alla libertà, al rispetto e all’amore, ma anche un deciso rifiuto di ogni forma di discriminazione. «Cagliari è stata invasa da 30mila persone che hanno detto sì alla libertà, al rispetto e all’amore, ma soprattutto hanno detto no all’omofobia e a ogni discriminazione», ha dichiarato Michele Pipia.

Accanto al clima di festa, la manifestazione ha riportato l’attenzione sulle difficoltà che molte persone LGBTQIA+ affrontano ancora oggi nella vita quotidiana, dal lavoro alla piena inclusione sociale. «I dati ci dicono che l’82% delle persone trans subisce discriminazioni sul lavoro e che il 70% non riesce ad accedere al mondo lavorativo: numeri che fanno venire la pelle d’oca», ha sottolineato Pipia.
Secondo gli organizzatori, il Pride continua a essere necessario perché episodi di odio, violenza verbale e discriminazione restano una realtà concreta, nonostante i progressi degli ultimi decenni. «È triste dover essere ancora qui, a distanza di cinquant’anni dalle prime manifestazioni, ma purtroppo esistono ancora troppe discriminazioni e troppa violenza», ha affermato Michele Pipia.
Durante l’intervista è stato affrontato anche il tema degli insulti ricevuti sui social network prima e dopo la manifestazione, con messaggi che, secondo gli organizzatori, hanno oltrepassato il limite della libera opinione. «Abbiamo ricevuto messaggi che auguravano la nostra morte e valuteremo azioni legali nei confronti di chi ha firmato con nome e cognome quelle minacce», ha spiegato Pipia.
Uno degli aspetti più apprezzati dell’edizione 2026 è stata la presenza di numerose famiglie e bambini, segno di una partecipazione trasversale che ha coinvolto persone di ogni età e orientamento. «Almeno il 50% dei partecipanti è composto da persone eterosessuali che scelgono di esserci come alleati della comunità LGBTQIA+», ha evidenziato l’esponente dell’organizzazione.
Per molti genitori, la manifestazione è diventata anche un momento utile per affrontare con i propri figli temi come inclusione, diversità e rispetto delle persone, attraverso un’esperienza condivisa e positiva. «Molti genitori ci hanno raccontato di avere portato i figli al Pride per spiegare cosa siano il rispetto, l’omosessualità e l’importanza dell’inclusione», ha raccontato Pipia.
Dietro la manifestazione esiste un’attività quotidiana svolta dalle associazioni che operano sul territorio, offrendo supporto, assistenza e iniziative di sensibilizzazione durante tutto l’anno, prevalentemente grazie al volontariato. «Lavoriamo 365 giorni all’anno come volontari e gran parte delle risorse arriva direttamente dal nostro impegno personale, con il sostegno di alcuni sponsor e di enti che ci supportano», ha concluso Michele Pipia.
Intervista a cura di Francesca Figus
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina