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Caldo record in Sardegna: “Il mare ormai alimenta caldo e umidità” Manuel Cozzolino
Il caldo record in Sardegna continua a provocare disagi, mentre Cagliari resta in bollino rosso e il blackout che ha colpito il quartiere della Marina conferma quanto le alte temperature stiano mettendo sotto pressione infrastrutture ed economia. “Ci troviamo sempre più frequentemente di fronte a temperature anomale nell’atmosfera che inevitabilmente si ripercuotono anche sul mare“, spiega il climatologo del CNR e docente dell’Università di Cagliari Antonio Olita.

Il Mar Mediterraneo continua ad accumulare calore e non riesce più a garantire l’effetto mitigatore che per decenni ha caratterizzato le coste della Sardegna durante l’estate. “Il mare continua a cedere calore e umidità anche durante la notte e noi percepiamo questo forte disagio provocato dall’umidità accumulata negli strati più bassi dell’atmosfera“, sottolinea Olita.
Secondo il climatologo, la Sardegna non rappresenta un’eccezione climatica, ma subisce gli stessi effetti osservati in gran parte del Mediterraneo e dell’Europa meridionale. “La Sardegna non può essere considerata un unicum dal punto di vista climatico, anche se la presenza del mare influenza maggiormente il nostro territorio”, precisa l’esperto.
Le ondate di calore rendono indispensabili interventi strutturali nelle aree urbane, soprattutto per ridurre gli effetti delle isole di calore che aggravano il disagio durante l’estate. “Servono più aree verdi nelle città e misure di adattamento, perché non possiamo pensare che la soluzione sia semplicemente accendere i condizionatori”, osserva Olita.
Le temperature elevate del mare stanno modificando gli equilibri naturali, con conseguenze sempre più evidenti sugli habitat e sulle specie tipiche del Mediterraneo. “Il problema non è soltanto la temperatura massima raggiunta dal mare, ma il fatto che questi valori rimangano elevati per periodi sempre più lunghi”, evidenzia il climatologo.
Tra gli organismi maggiormente minacciati figura la Posidonia oceanica, fondamentale per la biodiversità marina, la riproduzione dei pesci e la difesa naturale delle coste dall’erosione. “Oltre determinate temperature la Posidonia soffre e nei prossimi anni potremmo osservare uno spostamento dei suoi limiti verso fondali più profondi”, spiega Olita.
Il cambiamento climatico rischia di colpire anche l’economia del mare, interessando allevamenti, pesca e produzioni lagunari che dipendono da condizioni ambientali molto stabili. “Le cozze allevate nelle lagune oltre i trenta gradi non vivono bene e questa rappresenta una criticità concreta anche dal punto di vista economico“, afferma il ricercatore.
Chi pratica snorkeling nota sempre più spesso una diminuzione della fauna marina lungo i bassi fondali, fenomeno che trova conferma anche nelle osservazioni scientifiche. “Le specie meno tolleranti al caldo cercano rifugio a profondità maggiori oppure vengono sostituite da organismi più adatti alle nuove condizioni”, spiega Olita.
Il trend climatico rimane orientato verso un progressivo aumento delle temperature, alternando brevi pause a nuove e più intense ondate di calore durante l’estate mediterranea. “Possiamo immaginare il cambiamento climatico come una rampa di scale: gli scalini cambiano altezza, ma il trend generale continua purtroppo a salire”, conclude Antonio Olita.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
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