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Carla Bassu: una legge elettorale con qualche contraddizione Fabio Leoni
Carla Bassu, costituzionalista e docente dell’Università di Sassari, ospite di Caffè Corretto su Radiolina, è intervenuta per commentare il Sistema Elettorale in Sardegna. La Bassu ha offerto un focus sulle scelte del nuovo consiglio regionale e dichiara: “Numeri alla mano, è evidente che questa legge elettorale ha delle contraddizioni, proprio in termini numerici. C’è da fare una premessa però; le leggi elettorali sono strumenti di ingegneria costituzionale, cioè non sono meccanismi neutrali, ma dei veri e propri dispositivi che hanno una forte capacità distorsiva del voto”.

Nanni Lancioni, consigliere regionale uscente, ha ottenuto 4.711 voti nelle elezioni del 25 febbraio. Nonostante ciò, il suo risultato non è stato sufficiente per garantirgli il seggio conquistato nel 2019, poiché il Psd’Az ha conquistato un solo seggio a Cagliari, assegnato a Gianni Chessa, assessore al Turismo, il più votato nel collegio con 5.683 preferenze. Pertanto, Lancioni è stato escluso dall’Aula, come evidenziato sui dati pubblicati sul sito di Sardegna elezioni.
Il caso Lancioni rappresenta un paradossale riflesso della legge elettorale del 2013, nata da un accordo bipartisan quando il Pdl guidava il Polo delle libertà e il Pd si presentava come una nuova forza alternativa a Berlusconi nel panorama politico nazionale. Tuttavia, nonostante le evidenti storture del testo normativo, il Consiglio regionale continua a esitare nel modificare le regole del voto. Questa ambiguità ha portato alla bocciatura, nelle recenti elezioni regionali, di altri nomi noti del governo sardo.
Andrea Biancareddu, assessore uscente alla Cultura, ha corso con la Lega in Gallura dopo aver abbandonato l’Udc. Tuttavia, nonostante i suoi sforzi, ha ottenuto solo 2.366 preferenze, risultando insoddisfatto dei risultati ottenuti.
Allo stesso modo, altre due consigliere di centrodestra non sono riuscite a superare la prova del voto a causa del loro scarso consenso. Sara Canu, ex della Lega e successivamente passata ai Riformatori e infine ai Fratelli d’Italia, ha raccolto solamente 754 preferenze, mentre Annalisa Manca, ex della Lega e attualmente nei liberal democratici, non ha raggiunto l’obiettivo dell’elezione bis a causa dei suoi 415 voti, posizionandosi in fondo alla classifica all’interno dei Riformatori.
Nel Consiglio regionale, il Partito Democratico presenta undici membri che rappresentano un connubio tra figure consolidate e nuove leve. In Sardegna, le correnti interne al partito mantengono la loro rilevanza, con almeno quattro eletti affiliati ai riformisti guidati da Antonello Cabras. Tra essi spiccano Giuseppe Meloni, Roberto Deriu, Carla Fundoni, Antonio Spanu, Valter Piscedda e Antonio Solinas. Gigi Piano, Salvatore Corrias e Alessandro Pilurzu sono invece legati al gruppo dei popolari di Paolo Fadda. Piero Comandini si distingue come figura indipendente.
Camilla Soru, esponente della corrente Dem guidata dal senatore Marco Meloni, emerge come una nuova promessa all’interno del Consiglio regionale. La sua elezione non è stata priva di ostacoli, essendo figlia di Renato Soru, ex leader della Coalizione Sarda. Nonostante gli sforzi del padre per ritirarsi dalla competizione elettorale, Camilla ha mantenuto la sua coerenza politica. La sua vicinanza alla neo presidente della Regione Alessandra Todde e il suo impegno durante la campagna elettorale ne fanno una figura promettente, con prospettive anche di presidenza in una delle commissioni permanenti del Consiglio.
Intervista a cura di Giuseppe Deiana