La compagnia Aeroitalia si prepara al confronto con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per affrontare l’emergenza legata al caro carburante. Il forte aumento del prezzo del jet fuel, causato anche dalle tensioni internazionali e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, sta mettendo sotto pressione i conti delle compagnie. Il vettore sottolinea l’impossibilità di assorbire interamente i rincari senza un meccanismo di compensazione, chiedendo quindi un intervento pubblico o una revisione delle condizioni economiche attuali. Emanuele Dessì, direttore de L’Unione Sarda, è intervenuto per analizzare la notizia.

Al centro della discussione c’è la continuità territoriale, regolata dal decreto Dm 213/2025, che impedisce modifiche tariffarie fino al terzo anno di applicazione, cioè fino al 2029. Una rigidità che oggi rischia di diventare insostenibile. Il ministro Matteo Salvini ha aperto alla possibilità di futuri aumenti, mentre la Regione Sardegna ribadisce che i residenti devono restare tutelati. In questo contesto complesso, eventuali modifiche richiederebbero un accordo tra ministero, Regione ed Enac, lasciando il sistema in un delicato equilibrio tra sostenibilità economica e servizio pubblico.
Le compagnie aeree evidenziano come il costo del carburante abbia alterato i parametri economici su cui si basano i bandi pubblici. Senza interventi, si rischia una crisi operativa che potrebbe influire sulla continuità dei collegamenti. Tra le ipotesi sul tavolo ci sono contributi pubblici parziali o una revisione anticipata delle tariffe, calcolata sulla base dell’incidenza del carburante sui costi di volo. Il vertice a Roma potrebbe non portare a una soluzione immediata, ma rappresenta un passaggio cruciale per evitare uno scontro istituzionale e garantire la mobilità dei cittadini sardi.
Intervista a cura di Paola Pilia
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