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Centro storico di Cagliari: meno residenti, più turismo e mille negozi in meno Paola Pilia, Cristiano Erriu
Oggi alle 15:00, nell’aula consiliare del Comune di Cagliari, si tiene un incontro pubblico dedicato alla trasformazione dei centri storici, con un focus sui dati economici, demografici e commerciali. Tra gli ospiti principali c’è Cristiano Erriu, segretario generale della Camera di Commercio di Cagliari, che presenterà un’analisi basata sui dati ufficiali dell’anagrafe delle imprese. L’obiettivo è comprendere cosa sta accadendo nel cuore della città e quali scelte politiche possono orientare il futuro urbano.

I centri storici stanno cambiando ovunque, non solo a Cagliari. L’aumento dei flussi turistici, la crescita di locali e strutture ricettive e la trasformazione delle abitudini di consumo stanno modificando profondamente l’identità urbana. Secondo i dati illustrati da Cristiano Erriu, negli ultimi 30 anni Cagliari ha perso circa 35.000 abitanti, con un progressivo spopolamento dei centri storici. Parallelamente, però, cresce il numero delle famiglie, sempre più piccole e spesso composte da persone sole e anziane, un cambiamento che incide direttamente sulla domanda di servizi di prossimità.
La trasformazione è evidente soprattutto nella struttura del commercio. Negli ultimi 15 anni si contano circa 1.000 imprese in meno nel centro storico di Cagliari, che diventano 1.200 se si considerano solo le attività realmente attive. Un dato definito “impressionante” dalla Camera di Commercio. Le cause sono molteplici: e-commerce, grande distribuzione, nuovi poli commerciali, costi elevati, problemi di parcheggio, canoni di locazione e vincoli urbanistici. Oggi la concorrenza non è più tra strade, ma tra canali di vendita.
A fronte delle chiusure, emergono nuove aperture, ma con una caratteristica precisa. In centro storico si registrano 735 attività in più tra bar, ristoranti ed esercizi di alloggio. Questo porta a una trasformazione radicale: i centri storici diventano “alberghi all’aperto”, con una distribuzione diffusa di B&B, ristorazione e takeaway. Zone come il Corso Vittorio Emanuele mostrano una forte concentrazione di queste attività, mentre scompaiono i servizi di prossimità: artigiani, mercati, fruttivendoli e negozi di quartiere.
Secondo l’analisi presentata, molte di queste nuove attività non resistono nel tempo. Aprono, chiudono e riaprono rapidamente, contribuendo a una sensazione di instabilità. La Camera di Commercio ha individuato cinque caratteristiche ricorrenti, tra cui la monocultura commerciale, la bassa qualità dell’offerta, la scarsa integrazione con il contesto urbano, insegne assenti o anonime e merci standardizzate. A tutto questo si aggiungono esternalità negative come rumore, rifiuti, affollamento e conflitti con i residenti.
Il report presentato oggi nasce con un obiettivo chiaro: orientare le decisioni politiche attraverso i dati. Come sottolinea Cristiano Erriu, è fondamentale essere data driven, cioè basare le scelte su informazioni affidabili e analisi dei trend, evitando interventi dettati dall’emotività o da pressioni occasionali. Solo così è possibile tradurre la complessità dei centri storici in decisioni chiare, sostenibili e di lungo periodo, capaci di bilanciare turismo, commercio, qualità della vita e diritti dei residenti.
Intervista a cura di Paola Pilia
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