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Cgil Sardegna, il 20 novembre sciopero generale Egidiangela Sechi, Simona Fanzecco
La Cgil Sardegna si prepara allo sciopero generale del 20 novembre, con una mobilitazione che punta a riportare al centro dell’agenda pubblica le principali criticità dell’Isola: sicurezza sul lavoro, sanità pubblica, continuità territoriale, istruzione e precarietà. A delineare le priorità del sindacato è la segretaria regionale Simona Fanzecco, intervenuta dopo la manifestazione nazionale La Via Maestra, svoltasi a Roma. La mobilitazione, secondo quanto annunciato dalla dirigente sindacale, coinvolgerà lavoratori, pensionati, studenti e giovani generazioni.
Nel presentare gli obiettivi della protesta, Fanzecco ha ribadito la necessità di garantire l’attuazione dei principi costituzionali e di rafforzare le politiche pubbliche a tutela dei diritti sociali. «Il 20 di novembre la Cgil scenderà in piazza in Sardegna con una grandissima manifestazione che vedrà la partecipazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati, ma anche i tanti studenti e le studentesse», ha dichiarato la segretaria, indicando nello sciopero generale il prossimo appuntamento della mobilitazione sindacale.

La manifestazione La Via Maestra nasce nel 2023 con l’obiettivo di riunire organizzazioni sindacali e associazioni attorno alla difesa della Costituzione, dei diritti civili e della giustizia sociale. L’iniziativa mette in rete realtà differenti, laiche e religiose, accomunate dalla volontà di promuovere i principi costituzionali e contrastare le disuguaglianze.
Per Fanzecco, il richiamo alla Carta costituzionale assume un significato particolare in una fase in cui, secondo il sindacato, i suoi principi fondamentali non trovano piena applicazione. La segretaria ha richiamato in particolare l’articolo 1, che definisce l’Italia una Repubblica democratica fondata sul lavoro.
«L’alleanza nasce per rimettere al centro la Costituzione, in un momento particolarmente complesso e difficile nel quale la Costituzione viene disattesa nei principi fondamentali, a partire dall’articolo 1», ha spiegato Fanzecco.
La partecipazione alla manifestazione romana si inserisce quindi in un percorso più ampio, che comprende iniziative sui diritti e sulla giustizia e che, nelle intenzioni della Cgil, proseguirà con le mobilitazioni territoriali.
Tra le questioni che la Cgil Sardegna intende portare al centro della protesta c’è la continuità territoriale, considerata una priorità per garantire ai cittadini dell’Isola un accesso adeguato ai collegamenti con il resto d’Italia. La partecipazione alla manifestazione di Roma, ha spiegato Fanzecco, è stata condizionata dalla disponibilità limitata dei posti sui voli e dagli orari dei collegamenti marittimi.
La delegazione sarda presente nella capitale avrebbe potuto essere più numerosa, ma le difficoltà nei trasporti avrebbero impedito a molte persone interessate di partecipare. Una criticità che, per il sindacato, evidenzia il legame tra mobilità, accesso ai servizi e pari opportunità per chi vive in un territorio insulare.
«Il tema della mobilità, della continuità territoriale è un tema centrale», ha affermato Fanzecco, sottolineando la necessità di declinare le rivendicazioni nazionali anche in relazione alle specificità della Sardegna.
La segretaria ha richiamato inoltre l’articolo 119 della Costituzione, che riconosce le peculiarità delle isole e prevede misure per superare gli svantaggi derivanti dall’insularità. Secondo la Cgil, questo principio deve tradursi in interventi concreti per migliorare i collegamenti e ridurre le disparità che penalizzano cittadini, lavoratori e studenti.
La sicurezza sul lavoro rappresenta un altro punto centrale della piattaforma sindacale. Nell’intervista, Fanzecco ha ricordato la morte di Carlo Spiga, lavoratore deceduto nei giorni precedenti al Porto Canale di Cagliari, sottolineando che nello stesso luogo si era verificato un altro episodio mortale nell’arco di circa due anni.
Per la segretaria regionale, il ripetersi di incidenti mortali rende necessario interrogarsi sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione degli appalti e sull’efficacia delle attività di prevenzione e controllo. La dirigente ha criticato un sistema che, a suo giudizio, privilegia il contenimento dei costi e la ricerca del massimo profitto rispetto alla tutela dei lavoratori.
«Non è più una fatalità quando si muore sul lavoro», ha dichiarato Fanzecco, collegando il problema alle politiche che, secondo la Cgil, non garantiscono condizioni di lavoro adeguate e sufficienti strumenti di prevenzione.
Tra le misure indicate dal sindacato figurano il rafforzamento dei controlli, una maggiore formazione e un piano straordinario di assunzioni negli organismi preposti alla vigilanza, con particolare riferimento all’Ispettorato nazionale del lavoro e all’Inail. La segretaria ha inoltre richiamato le criticità legate alla diffusione di appalti e subappalti, alla precarietà e all’instabilità occupazionale.
La crisi della sanità pubblica in Sardegna è un altro dei temi che la Cgil intende portare nella mobilitazione del 20 novembre. Fanzecco ha denunciato le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie, le liste d’attesa e le ricadute economiche che possono spingere i cittadini a rinunciare alle cure.
Durante l’intervista, la segretaria ha citato il dato del 17,2% dei sardi che rinuncerebbe a curarsi, attribuendo il fenomeno alle difficoltà di accesso ai servizi e alla necessità, per molti cittadini, di rivolgersi al settore privato. Il dato, così come riportato nell’intervista, richiede una verifica della fonte statistica e del periodo di riferimento prima della pubblicazione definitiva.
«Le liste d’attesa non soddisfano il bisogno di salute, la prevenzione è inesistente, ma soprattutto c’è un disinvestimento sul finanziamento della sanità», ha affermato Fanzecco, sintetizzando le criticità denunciate dal sindacato.
La Cgil chiede un rafforzamento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale, indicando come obiettivo un finanziamento pari al 7,5% del prodotto interno lordo. Nella valutazione della segretaria, gli investimenti nella sanità e nei servizi pubblici devono essere una priorità, in contrapposizione alle scelte di spesa che, secondo il sindacato, privilegiano altri settori, compreso quello militare.
La mobilitazione sindacale guarda anche alle condizioni delle nuove generazioni, con particolare attenzione all’istruzione, alla dispersione scolastica e alle difficoltà economiche che limitano l’accesso ai percorsi formativi.
Fanzecco ha descritto un quadro caratterizzato da opportunità insufficienti per molti giovani e da costi abitativi che possono rendere più difficile frequentare le scuole e proseguire gli studi, soprattutto per chi deve spostarsi dal proprio luogo di residenza. Il tema si intreccia con quello della continuità territoriale: in una regione insulare, la disponibilità e il costo dei collegamenti possono incidere concretamente sulle possibilità di studio e di lavoro.
«Le nuove generazioni non hanno opportunità, un caro affitti che porta i nostri studenti lontano dalle scuole», ha dichiarato la segretaria regionale, richiamando l’attenzione sulla necessità di politiche capaci di sostenere il diritto allo studio e contrastare le disuguaglianze.
Per la Cgil, il rafforzamento dell’istruzione pubblica è parte integrante di una strategia più ampia per affrontare le fragilità sociali ed economiche dell’Isola e offrire prospettive concrete alle giovani generazioni.
Dopo la manifestazione nazionale di Roma, la Cgil Sardegna si prepara dunque a trasferire sul territorio le rivendicazioni della mobilitazione. L’appuntamento del 20 novembre è stato indicato da Fanzecco come un momento di partecipazione collettiva, aperto a lavoratori, pensionati, studenti e giovani.
I temi della protesta comprendono la tutela dell’occupazione, la prevenzione degli infortuni, il rafforzamento della sanità pubblica, il diritto all’istruzione e il superamento degli ostacoli alla mobilità dei cittadini sardi. Questioni diverse, ma collegate dalla richiesta di maggiori investimenti nei servizi pubblici e di politiche capaci di ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali.
La segretaria ha ribadito che l’obiettivo è dare alle rivendicazioni nazionali una declinazione specifica per la Sardegna, tenendo conto delle difficoltà legate all’insularità e delle criticità che interessano il mondo del lavoro e i servizi essenziali.
La mobilitazione del 20 novembre rappresenta, nelle intenzioni del sindacato, il prossimo passaggio di un percorso che punta a riportare al centro del dibattito pubblico lavoro, diritti, salute, istruzione e uguaglianza sostanziale.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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