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Corecom Sardegna: «L’editoria va tutelata» Massimiliano Rais, Mario Cabasino
Il Corecom Sardegna rilancia la tutela dell’informazione, la regolamentazione delle grandi piattaforme digitali e la formazione dei nuovi professionisti della comunicazione. Sono questi i temi al centro dell’intervista a Mario Cabasino, presidente del Comitato regionale per le comunicazioni della Sardegna, che ha fatto il punto sul confronto nazionale tra editori, broadcaster e istituzioni, soffermandosi anche sul master in comunicazione e giornalismo promosso in collaborazione con l’Università di Cagliari. Al centro del dibattito, la necessità di garantire regole più equilibrate nell’utilizzo dei contenuti giornalistici da parte delle big tech e dei sistemi di intelligenza artificiale. Come sottolinea Cabasino, «non è corretto che tutto questo lavoro venga utilizzato gratuitamente dalle big tech o dall’intelligenza artificiale».

Il Corecom Sardegna svolge un ruolo di vigilanza e supporto nell’ambito della comunicazione, dell’editoria e del sistema radiotelevisivo regionale. Organismo della Regione Sardegna e articolazione territoriale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), il Comitato opera anche attraverso funzioni delegate dall’Autorità nazionale, contribuendo al rispetto delle norme che regolano il settore.
Tra le attività più importanti rientra il servizio di conciliazione nelle controversie tra utenti e operatori telefonici o fornitori di servizi di comunicazione elettronica e televisiva a pagamento. Si tratta di uno strumento concreto a disposizione dei cittadini che intendono risolvere disservizi, contestazioni e problemi contrattuali senza sostenere i costi di una procedura di conciliazione.
Il presidente del Corecom evidenzia il valore sociale di questa attività, che coinvolge quotidianamente gli uffici e i funzionari del Consiglio regionale. «È un servizio per i cittadini, totalmente gratuito, quindi, se avete dei problemi con i gestori telefonici o con le pay TV, vi potete rivolgere tranquillamente al Corecom», ricorda Cabasino. Un’attività che conferma il ruolo dell’organismo nella tutela degli utenti e nella risoluzione delle controversie nel settore delle comunicazioni.
Il confronto nazionale tra i principali rappresentanti dell’industria editoriale e radiotelevisiva ha segnato un passaggio significativo per il futuro dell’informazione italiana. Nel corso di un incontro a Roma, Confindustria Radio Televisioni, FIEG (Federazione italiana editori giornali) e AIE (Associazione italiana editori) hanno condiviso l’esigenza di rafforzare il coordinamento tra gli operatori del settore di fronte alle trasformazioni introdotte dalle piattaforme digitali e dall’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è affrontare una sfida che riguarda non soltanto la sostenibilità economica delle imprese editoriali, ma anche la qualità del pluralismo informativo, la tutela del lavoro giornalistico e il riconoscimento dei diritti sui contenuti prodotti dalle redazioni.
Secondo Cabasino, l’iniziativa rappresenta un segnale importante per un comparto chiamato a confrontarsi con concorrenti globali dotati di risorse tecnologiche ed economiche molto superiori. «Per la prima volta nella loro storia, si sono messi insieme attori molto importanti del mondo della comunicazione», osserva il presidente del Corecom Sardegna. Una convergenza che punta a costruire una posizione comune nei confronti delle grandi piattaforme e a individuare strumenti di tutela più efficaci per gli editori.
La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha aperto nuove opportunità per la produzione e la distribuzione delle informazioni, ma ha anche sollevato interrogativi sul modo in cui vengono utilizzati i contenuti realizzati da giornali, televisioni e altri operatori editoriali.
Le imprese del settore sostengono costi rilevanti per realizzare notizie e approfondimenti: devono retribuire giornalisti e collaboratori, garantire la verifica delle fonti, rispettare gli obblighi normativi e applicare le regole deontologiche della professione. Quando questi contenuti vengono impiegati dalle piattaforme digitali o dai sistemi di IA senza adeguati riconoscimenti economici, si pone una questione di equità, sostenibilità e tutela del diritto d’autore.
Nel dibattito richiamato da Cabasino è emersa anche la necessità di affrontare quello che il presidente dell’AGCOM, Giacomo Lasorella, ha descritto come un contesto privo di regole sufficientemente efficaci. Il tema riguarda l’intera filiera dell’informazione e richiede un confronto tra istituzioni, imprese editoriali e operatori tecnologici.
«Gli editori ogni giorno affrontano costi notevoli per produrre contenuti, per rispettare le leggi e per assumere giornalisti», sottolinea Cabasino. Da qui la richiesta di un sistema nel quale l’utilizzo dei contenuti giornalistici da parte delle big tech e dell’intelligenza artificiale sia accompagnato da regole trasparenti e da un adeguato riconoscimento del lavoro editoriale.
La tutela dell’informazione non riguarda soltanto la dimensione culturale e democratica, ma anche quella economica e occupazionale. I dati illustrati durante l’incontro romano, così come riportati nell’intervista, attribuiscono ai comparti della stampa, dei libri, della radio e della televisione ricavi complessivi pari a 13,2 miliardi di euro, con circa 57.000 occupati diretti e oltre 227.000 indiretti.
Numeri che restituiscono la dimensione di una filiera articolata, nella quale convivono imprese editoriali, emittenti radiotelevisive, agenzie di stampa, professionisti della comunicazione e numerose attività collegate.
Nel corso del confronto è stata richiamata anche la consistenza del settore della stampa. Secondo i dati citati nell’intervista, la FIEG riunisce 95 imprese che pubblicano complessivamente 64 quotidiani, 385 periodici, sette agenzie di stampa e oltre 100 siti d’informazione. La filiera della stampa occuperebbe circa 70.000 persone, di cui 10.000 direttamente.
Si tratta di dati riferiti a perimetri settoriali differenti, che evidenziano comunque la rilevanza economica e sociale dell’editoria. Cabasino richiama proprio questo aspetto: «Il peso del comparto non è soltanto economico e culturale, ma anche occupazionale». Difendere la sostenibilità dell’informazione significa quindi proteggere posti di lavoro, competenze professionali e pluralismo delle fonti.
Accanto alla tutela del settore, il Corecom Sardegna investe nella formazione dei professionisti chiamati a operare nel nuovo ecosistema mediatico. In questa direzione si inserisce la collaborazione con l’Università degli Studi di Cagliari per il master di secondo livello in comunicazione e giornalismo, presentato nei giorni scorsi nella sede del Consiglio regionale.
L’iniziativa coinvolge il mondo accademico e professionisti di esperienza, con l’obiettivo di offrire competenze aggiornate a laureati e giornalisti che devono confrontarsi con le trasformazioni tecnologiche, le nuove modalità di distribuzione delle notizie e i cambiamenti del mercato editoriale.
Tra i nomi citati da Cabasino figurano il giornalista Marco Varvello, già corrispondente Rai da Londra e oggi impegnato per La Stampa, e Antonio Di Bella, con una lunga esperienza nella televisione pubblica e nella direzione del TG3. Il master si propone così di mettere in dialogo conoscenze teoriche, esperienza sul campo e nuove competenze professionali.
Cabasino sottolinea la necessità di accompagnare il cambiamento con percorsi formativi mirati: «Il nostro intento è proprio quello di formare dei professionisti davanti a tutte queste novità e a tutte queste sfide che hanno investito il settore». La formazione diventa quindi uno strumento strategico per preparare giornalisti e operatori della comunicazione capaci di affrontare le sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale.
Il contributo del Corecom Sardegna al progetto formativo non si limita alla collaborazione istituzionale. Come spiegato da Cabasino, il Comitato è intervenuto economicamente per ridurre il costo della retta, sostenendo una quota pari a circa il 50% dell’importo previsto, indicato nell’intervista in circa 1.000 euro.
L’intervento punta a rendere il percorso più accessibile e a favorire la partecipazione di chi desidera approfondire le competenze necessarie per lavorare nel mondo dell’informazione e della comunicazione contemporanea.
Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con il rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola, e con la direttrice del master, Elisabetta Gola, prorettrice per la comunicazione. Durante la presentazione, il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha inoltre manifestato la propria disponibilità a sostenere l’iniziativa.
«Il Corecom è intervenuto economicamente per abbattere la retta: circa il 50% dei costi li affronta volentieri il Corecom», spiega Cabasino. L’intenzione è dare continuità al progetto, con la prospettiva di trasformarlo in un appuntamento periodico, a cadenza biennale, per contribuire alla crescita professionale del sistema dell’informazione in Sardegna.
Le questioni affrontate da Mario Cabasino delineano le principali sfide che attendono il settore: garantire condizioni più eque nei rapporti tra editori e piattaforme digitali, tutelare il valore economico dei contenuti giornalistici e investire nella preparazione delle nuove generazioni di professionisti.
In questo scenario, il Corecom Sardegna si colloca su due fronti complementari: da una parte, la tutela dei cittadini e il presidio delle regole nel settore delle comunicazioni; dall’altra, il sostegno alle iniziative che possono rafforzare la qualità e la competitività del sistema informativo regionale.
La sfida non consiste soltanto nell’adattarsi alle innovazioni tecnologiche, ma nel fare in modo che queste non compromettano la sostenibilità del giornalismo e il pluralismo dell’informazione. Come ribadisce Cabasino, «Speriamo che questo master dia i suoi frutti». Un auspicio che si lega alla necessità di costruire un sistema capace di coniugare innovazione digitale, diritti degli editori, formazione e qualità dell’informazione.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
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