Intervista a cura di Massimiliano Rais
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Cottarelli: guerra e Stretto di Hormuz, i possibili effetti sull’economia e sul costo della vita Fabio Leoni
L’economista Carlo Cottarelli, già dirigente del Fondo Monetario Internazionale e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, torna in Sardegna per presentare il libro Senza giri di parole. L’incontro si svolge a Villanova Monteleone, dove il professore riflette sulla situazione economica globale segnata da tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati. Cottarelli sottolinea il clima di cautela che accompagna la fase attuale dell’economia internazionale. «In questo momento la principale preoccupazione riguarda la guerra e le sue possibili conseguenze economiche», afferma l’economista.

Secondo Cottarelli, l’attenzione degli economisti si concentra sulle rotte energetiche e sull’andamento dei prezzi delle materie prime. Un punto cruciale resta la situazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio globale di petrolio e gas. L’economista invita però a evitare allarmismi prematuri, ricordando che i prezzi restano lontani dai picchi del 2022. «È ancora troppo presto per fasciarsi la testa: bisognerà capire quanto durerà la chiusura dello Stretto di Hormuz», spiega Cottarelli, sottolineando che gli attuali livelli dei prezzi dell’energia sono ancora relativamente contenuti.
Le possibili ricadute della crisi internazionale riguardano direttamente cittadini e consumatori, soprattutto attraverso inflazione e crescita economica più lenta. Cottarelli evidenzia come salari e potere d’acquisto non abbiano ancora recuperato le perdite registrate negli ultimi anni. Il rischio principale, secondo l’economista, è una nuova fase di aumento dei prezzi legata ai mercati energetici. «Le retribuzioni medie italiane non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto perso tra il 2021 e il 2022», avverte Cottarelli, ricordando che una nuova ondata inflazionistica renderebbe ancora più lenta la ripresa dei salari.
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