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Interviste

Palazzo di Giustizia di Cagliari: vietati shorts, minigonne e infradito

micGiulio Zasso, Michele Ruffi, Francesco Pinnatoday28 Agosto 2026 14

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Entra in vigore il nuovo dress code al Palazzo di Giustizia di Cagliari

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    Palazzo di Giustizia di Cagliari: vietati shorts, minigonne e infradito Giuseppe Valdes

È entrato in vigore al Palazzo di Giustizia di Cagliari il nuovo dress code per i visitatori. Il provvedimento, annunciato attraverso appositi cartelli affissi nei diversi piani dell’edificio, introduce alcune regole sull’abbigliamento per chi deve accedere agli uffici giudiziari. Tra gli indumenti non consentiti figurano pantaloncini, minigonne, canottiere e capi smanicati, cappellini, abiti troppo trasparenti, infradito e ciabatte.

A raccontare i primi effetti della nuova disposizione è Francesco Pinna, giornalista de L’Unione Sarda, che ha descritto una mattinata caratterizzata da discussioni, persone respinte all’ingresso e qualche situazione particolare. Il Palazzo di Giustizia, infatti, non è frequentato soltanto da magistrati e avvocati per le udienze, ma anche da cittadini che devono accedere agli uffici per certificati, pratiche e altri servizi.

La decisione nasce dalla volontà di introdurre un maggiore decoro e una maggiore sobrietà all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari. Una scelta che, già dalle prime ore di applicazione, ha però aperto un confronto tra chi considera il provvedimento necessario e chi ritiene che le priorità dell’edificio siano altre.

Palazzo di giustizia, Cagliari (foto Unionesarda.it)

Dress code al Palazzo di Giustizia di Cagliari: cosa prevede il provvedimento

Il nuovo regolamento sull’abbigliamento è stato anticipato dall’affissione di cartelli in tutti i piani del Palazzo di Giustizia. L’avviso rivolto ai visitatori stabilisce il divieto di accesso per chi indossa pantaloncini, minigonne, canottiere o abiti smanicati, cappellini, indumenti eccessivamente trasparenti, infradito e ciabatte.

La misura è stata adottata dalla Conferenza permanente, l’organo che coordina l’attività dei diversi uffici del Palazzo di Giustizia e che riunisce i vertici delle strutture giudiziarie, tra cui Procura, Procura Generale e Corte d’Appello.

La motivazione alla base dell’iniziativa è legata soprattutto alla volontà di garantire un ambiente caratterizzato da sobrietà e decoro, considerando la particolare funzione dell’edificio. Il Palazzo di Giustizia è infatti il luogo nel quale viene amministrata la giustizia, ma è contemporaneamente uno spazio pubblico frequentato quotidianamente da un numero molto elevato di persone.

Il provvedimento ha suscitato reazioni differenti. Da una parte c’è chi considera corretto stabilire un abbigliamento adeguato al contesto giudiziario; dall’altra c’è chi ritiene che esistano problematiche più urgenti da affrontare all’interno della struttura.

Tra queste viene indicata in particolare la questione delle temperature elevate negli ambienti di lavoro. Durante le giornate più calde, secondo quanto riferito nell’intervista, in alcune aree del Palazzo di Giustizia si sarebbero raggiunte temperature comprese tra 35 e 38 gradi, con sistemi di climatizzazione che non garantirebbero condizioni uniformi e adeguate in tutti gli spazi.

Prime persone respinte all’ingresso: il caso degli interrogatori

Il primo giorno di applicazione del dress code ha già prodotto alcune situazioni problematiche. Tra i casi raccontati da Francesco Pinna ci sono persone che dovevano presentarsi al Palazzo di Giustizia per interrogatori e che si sono presentate con pantaloncini, venendo fermate dal servizio di vigilanza all’ingresso.

Una delle difficoltà riguarda proprio la natura degli appuntamenti giudiziari. Chi deve presentarsi davanti a un magistrato per un interrogatorio, infatti, non sempre ha la possibilità di modificare facilmente il proprio abbigliamento prima di raggiungere il tribunale. Nel caso di persone sottoposte a braccialetto elettronico, inoltre, un’eventuale mancata presenza potrebbe avere conseguenze particolarmente delicate.

Nelle prime ore, secondo quanto riferito, il personale di vigilanza avrebbe gestito alcune situazioni con una certa flessibilità, anche considerando che si trattava del primo giorno di applicazione delle nuove regole. Altre persone, invece, sono state respinte e hanno dovuto cercare nei negozi della zona un abbigliamento ritenuto idoneo per poter entrare.

Il risultato è stato quindi quello di creare alcune difficoltà anche per cittadini che si recavano al Palazzo di Giustizia per motivi strettamente necessari. In alcuni casi, le persone hanno acquistato magliette o altri capi di abbigliamento nei negozi vicini prima di poter accedere agli uffici.

La questione riguarda inoltre non soltanto chi entra occasionalmente nell’edificio, ma anche il personale che vi lavora ogni giorno. Il provvedimento, infatti, è formalmente rivolto ai visitatori, ma potrebbe presto essere accompagnato da indicazioni specifiche anche per dipendenti e altri operatori.

Dress code e attività giudiziaria: il problema degli interrogatori e delle udienze

Uno degli aspetti più delicati riguarda il rapporto tra regole sull’abbigliamento e funzionamento della giustizia. Durante la giornata è emerso il problema delle persone chiamate a partecipare a un’udienza. Il personale di vigilanza potrebbe fermarle all’ingresso se non indossano un abbigliamento ritenuto adeguato.

Il caso più significativo riguarda un testimone convocato in tribunale. Se una persona chiamata a deporre non potesse entrare per il suo abbigliamento, il giudice potrebbe rinviare l’udienza. Questo potrebbe creare problemi nell’organizzazione dell’attività giudiziaria. In alcuni procedimenti potrebbe avere conseguenze anche sui tempi legati alla prescrizione.

La questione va quindi oltre il semplice dress code. Il Palazzo di Giustizia deve garantire decoro e sobrietà. Allo stesso tempo deve consentire l’accesso alle persone chiamate a partecipare a udienze, interrogatori o altri atti giudiziari. Le nuove regole non dovrebbero quindi ostacolare lo svolgimento dei procedimenti.

Un altro tema riguarda la necessità di applicare regole coerenti a tutte le persone che frequentano il Palazzo. Il provvedimento riguarda i visitatori. Resta però da chiarire quali indicazioni debbano seguire magistrati, avvocati, personale amministrativo e dipendenti.

La nuova disciplina dovrà tenere conto di diverse esigenze. Tra queste ci sono il decoro dell’istituzione, l’accessibilità degli uffici, la continuità dell’attività giudiziaria e le condizioni di lavoro all’interno del Palazzo di Giustizia di Cagliari. Il primo giorno ha già mostrato come una regola apparentemente semplice possa avere effetti concreti sulla quotidianità del tribunale.

 

Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi

La Strambata del 28-08-2026

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