È un vero e proprio allarme economico quello che coinvolge la Sardegna. A partire da agosto, gli Stati Uniti potrebbero applicare dazi doganali del 30% su una vasta gamma di prodotti europei, tra cui molti beni d’esportazione strategici per l’Isola. La notizia è stata analizzata in diretta da Enrico Fresu, giornalista di UnioneSarda.it, che ha parlato di una minaccia concreta per le imprese sarde, con perdite stimate intorno ai 500 milioni di euro annui.

Secondo le prime stime, l’introduzione di dazi al 30% rischia di essere un colpo letale per le esportazioni sarde. Le aziende locali, già penalizzate da dazi preliminari al 10% in vigore da aprile, si preparano a una drastica contrazione della competitività sui mercati americani. Fresu ha parlato di danni già in corso e di un potenziale disastro per l’intera economia regionale.
Le raffinerie sarde, in particolare la Saras, da anni esportano verso gli USA. L’introduzione dei dazi impatterebbe fortemente questo comparto, con ripercussioni gravi su occupazione e produzione.
Il presidente regionale di Assoenologi, Mariano Murru, ha definito i dazi “una brutta mazzata” e “quasi assurdi”. Con una domanda in calo e il peso crescente di un salutismo anti-alcol, l’aggravio dei dazi rischia di rendere “quasi impossibile lavorare” negli Stati Uniti.
Nonostante il nome, gran parte del Pecorino Romano viene prodotto in Sardegna, utilizzando latte ovino sardo. Il 40% dell’export di questo prodotto è destinato agli USA. Un aumento dei prezzi dovuto ai dazi potrebbe far crollare la domanda, replicando le tensioni della “guerra del latte” del 2019.
L’olio extravergine di oliva sardo, eccellenza dell’agroalimentare regionale, è anch’esso a forte rischio di penalizzazione. L’aumento dei prezzi ne comprometterebbe la presenza sul mercato nordamericano.
Il nuovo pacchetto di dazi è legato alla politica dell’ex presidente Donald Trump, ma le ripercussioni si abbattono ora sulle imprese europee, e in particolare su quelle sarde. L’Unione Europea, rappresentata in parte dalla “Vlen” (figura non meglio specificata nelle fonti), appare titubante e restia a una reazione immediata.
L’auspicio, sottolinea Enrico Fresu, è che si possa seguire l’esempio della Cina, che ha affrontato dazi del 160% prima di trovare un accordo. Anche per la Sardegna, un’intesa diplomatica sarebbe l’unica via per scongiurare una crisi senza precedenti.
La situazione richiede massima attenzione da parte delle istituzioni sarde e nazionali. Se non si interviene tempestivamente, l’effetto domino sui posti di lavoro, le imprese e le esportazioni potrebbe essere devastante. È urgente attivarsi su tutti i livelli per proteggere il tessuto produttivo dell’Isola, salvaguardando settori strategici e mercati fondamentali come quello statunitense.
A cura di Enrico Fresu – Giornalista di Unionesarda.it
Caffè Corretto del 14-07-2025
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina