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Interviste

Ep. 22- Artemis e la corsa alla Luna fra Usa e Cina

micManuel Floris, Paolo Ferritoday30 Maggio 2026

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Artemis: la sfida tra NASA e Cina deciderà il futuro della Luna?

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    Ep. 22- Artemis e la corsa alla Luna fra Usa e Cina Giuseppe Valdes

La nuova corsa alla Luna è ufficialmente iniziata. Da una parte la NASA, con il programma Artemis, punta a riportare astronauti americani sulla superficie lunare dopo oltre cinquant’anni. Dall’altra la Cina continua a sviluppare tecnologie e missioni con l’obiettivo dichiarato di far sbarcare esseri umani sulla Luna entro il 2030.

Immagine simbolo creata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale

Luna: la NASA accelera sul programma Artemis

A fare il punto sulla situazione è il fisico Paolo Ferri, già direttore del Dipartimento Operazioni Spaziali dell’ESA e protagonista di alcune delle più importanti missioni interplanetarie europee, tra cui Rosetta e Mars Express.

Secondo Ferri, il successo della missione Artemis 2 rappresenta un passaggio importante, ma non ancora decisivo. “È stato un grande successo mediatico e tecnico, ma non un enorme salto in avanti rispetto ad Artemis 1”, spiega il fisico.

La missione ha infatti dimostrato che il sistema composto dal razzo SLS e dalla capsula Orion funziona correttamente anche con astronauti a bordo, testando manovre, sistemi di bordo e operazioni fondamentali per il futuro ritorno sulla Luna.

Ritardi, moduli lunari e nuova strategia NASA

Il principale ostacolo del programma Artemis riguarda oggi i moduli lunari sviluppati dalle aziende private SpaceX e Blue Origin. Secondo Paolo Ferri, la NASA ha ormai dimostrato di possedere la tecnologia necessaria per raggiungere la Luna, ma manca ancora il sistema che permetterà agli astronauti di scendere realmente sulla superficie lunare. “SpaceX è in ritardo soprattutto per i problemi del razzo Starship, mentre Blue Origin ha avuto difficoltà con il razzo New Glenn”, sottolinea Ferri.

Per questo motivo la NASA ha modificato il piano iniziale di Artemis 3, che non sarà più la missione dello sbarco umano sulla Luna. La missione verrà invece utilizzata per testare in orbita terrestre il rendez-vous tra la capsula Orion e il modulo lunare, replicando in parte quanto avvenne con Apollo 9 negli anni Sessanta. La vera missione di allunaggio diventerà quindi Artemis 4, attualmente prevista dalla NASA per il 2028, anche se molti osservatori ritengono probabili ulteriori ritardi.

Come funzionerà Artemis 4: astronauti sulla Luna per una settimana

Artemis 4 sarà una missione molto più complessa rispetto alle storiche missioni Apollo. Quattro astronauti raggiungeranno l’orbita lunare a bordo della capsula Orion. Successivamente, due di loro si trasferiranno nel modulo lunare sviluppato da SpaceX o Blue Origin e scenderanno sulla superficie della Luna. La grande novità sarà la durata della permanenza lunare. Gli astronauti resteranno sulla Luna circa una settimana, molto più a lungo rispetto alle missioni Apollo, che non superarono mai i tre giorni.

Secondo Paolo Ferri, questo comporterà nuove sfide operative e sanitarie. “Gli astronauti saranno esposti più a lungo alla polvere lunare e a condizioni di isolamento molto più complesse”, spiega. Le future missioni punteranno inoltre a raggiungere aree più vicine ai poli lunari, considerate strategiche per le future basi permanenti e per la presenza di ghiaccio d’acqua.

La Cina accelera: obiettivo Luna entro il 2030

Mentre gli Stati Uniti affrontano ritardi e problemi tecnici, la Cina continua a rispettare la propria tabella di marcia spaziale. Pechino ha annunciato ufficialmente l’intenzione di portare astronauti sulla Luna entro il 2030. Secondo Ferri, il programma cinese appare oggi estremamente credibile.

“La Cina ha dimostrato di seguire con grande precisione tutti i programmi spaziali annunciati negli ultimi anni”, osserva il fisico. La competizione tra Stati Uniti e Cina ricorda sempre più la corsa allo spazio tra USA e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Per questo la pressione politica sulla NASA è molto forte. “Gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere questa gara con la Cina”, afferma Ferri.

Il ruolo dell’Europa e dell’Italia nel programma Artemis

Anche l’Europa sta giocando un ruolo importante nel programma Artemis attraverso l’ESA. Il modulo di servizio della capsula Orion è infatti stato realizzato proprio dall’Agenzia Spaziale Europea. Secondo Paolo Ferri, senza il contributo europeo il programma Artemis non sarebbe stato possibile. “Il modulo di servizio europeo ha portato gli astronauti verso la Luna e li ha riportati sani e salvi sulla Terra”, sottolinea.

Tuttavia i rapporti tra NASA ed ESA restano complessi. La cancellazione di alcuni progetti condivisi, come la stazione orbitale lunare Gateway, ha creato tensioni politiche e industriali in Europa. Anche l’Italia continua comunque a mantenere un ruolo centrale nel settore spaziale. L’industria italiana ha ricevuto nuove commesse per lo sviluppo di moduli abitativi lunari, confermando l’eccellenza nazionale nella costruzione di infrastrutture spaziali.

Entro il 2030 l’uomo tornerà davvero sulla Luna?

Secondo Paolo Ferri, nonostante i ritardi e le difficoltà, il ritorno umano sulla Luna appare ormai inevitabile. Che siano gli americani con Artemis o i cinesi con il loro programma lunare, entro il 2030 un essere umano potrebbe davvero tornare a camminare sulla superficie lunare.

La nuova corsa allo spazio non rappresenta soltanto una sfida tecnologica, ma anche politica, economica e strategica. E nei prossimi cinque anni la Luna tornerà a essere il centro della competizione tra le grandi potenze mondiali.

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