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La Strambata

Denatalità, la Sardegna resta ultima in Europa: pesa l’incertezza economica

micEgidiangela Sechi, Simona De Franciscitoday29 Luglio 2026 9

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Denatalità, la Sardegna resta ultima in Europa: il dossier 2026 rilancia l’emergenza nascite

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    Denatalità, la Sardegna resta ultima in Europa: pesa l’incertezza economica Manuel Cozzolino

La denatalità continua a rappresentare una delle principali emergenze demografiche italiane, mentre la Sardegna si conferma il territorio con gli indicatori più critici a livello europeo. Il Dossier Natalità 2026, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat, conferma una tendenza negativa ormai consolidata, senza alcun segnale di inversione. La condirettrice del TG di Videolina, Simona De Francisci, sottolinea come il fenomeno non rappresenti più una novità, bensì una crisi strutturale che si trascina da anni. “Sarebbe stata una notizia se nel report ci fosse stata un’inversione di tendenza. In realtà commentiamo da anni gli stessi dati, sempre peggiori, soprattutto in Sardegna.”

Immagine rappresentativa

Denatalità in Sardegna: le difficoltà economiche frenano le nascite

Il rapporto evidenzia come le condizioni economiche rappresentino il principale ostacolo alla scelta di avere figli. La precarietà lavorativa, l’aumento del costo della vita e l’incertezza sul futuro spingono molte coppie a rinviare o rinunciare definitivamente alla genitorialità. Secondo De Francisci, però, il problema va oltre il semplice reddito. “Le cause sono tante e non esclusivamente economiche. Sono fattori sociali, lavorativi e culturali che si sommano, rendendo estremamente difficile trovare una soluzione efficace.”

Lavoro, casa e stabilità rimandano il progetto familiare

L’età nella quale si raggiunge una stabilità professionale continua ad aumentare, mentre acquistare o affittare una casa diventa sempre più complicato. Questa combinazione porta molte coppie a posticipare la nascita del primo figlio, con conseguenze anche sulla fertilità. L’ospite evidenzia come il tempo rappresenti oggi uno dei principali nemici della natalità. “Si decide di costruire una famiglia quando arriva un lavoro stabile, ma quel momento arriva sempre più tardi e spesso si affrontano gravidanze oltre i quarant’anni.”

Servono politiche strutturali e non misure temporanee

Secondo il dossier, oltre il sessanta per cento delle persone in età fertile che rinunciano ad avere altri figli lo fanno dopo avere sperimentato difficoltà concrete nella gestione della genitorialità. Per questo motivo cresce la richiesta di politiche permanenti. De Francisci richiama anche il dibattito sul quoziente familiare, rimasto incompiuto negli anni passati. “Servirebbero interventi strutturali che incidano davvero sull’economia delle famiglie e non soltanto bonus occasionali destinati a esaurire rapidamente i loro effetti.”

Il peso della cura ricade ancora sulle donne

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la cosiddetta generazione sandwich, composta soprattutto da donne chiamate contemporaneamente ad assistere figli e genitori anziani, conciliando nello stesso tempo gli impegni lavorativi. La giornalista descrive una situazione ormai diffusa. “La donna si trova spesso schiacciata tra la cura dei figli e quella dei genitori, mentre conciliare lavoro e famiglia continua a essere estremamente complicato.”

Un welfare sempre più difficile da sostenere

Il continuo calo delle nascite produce effetti destinati a riflettersi sul sistema previdenziale e sanitario nei prossimi decenni. Una popolazione sempre più anziana comporterà infatti un maggiore fabbisogno di assistenza, con una base contributiva progressivamente ridotta. Secondo De Francisci, il tema dovrebbe superare le appartenenze politiche. “Destra e sinistra dovrebbero costruire un vero patto di legislatura, perché senza interventi condivisi sarà impossibile invertire questa tendenza.”

La Sardegna guarda al 2050 con crescente preoccupazione

Le proiezioni demografiche delineano uno scenario particolarmente critico per l’Isola, dove la popolazione anziana continuerà ad aumentare mentre quella giovanile diminuirà drasticamente. Il rischio riguarda non soltanto la natalità, ma anche la sostenibilità economica e sociale dell’intero territorio. Per De Francisci la risposta passa anche da un cambiamento culturale. “La legislazione offre già strumenti importanti, come i congedi parentali per i padri, ma continuano a essere utilizzati prevalentemente dalle madri.”

Una sfida che riguarda l’intero Paese

La crisi della denatalità non può essere affrontata esclusivamente con incentivi economici, ma richiede interventi coordinati su occupazione, servizi per l’infanzia, politiche abitative e condivisione delle responsabilità familiari. Il Dossier Natalità 2026 evidenzia come, in presenza di condizioni favorevoli, le nascite potenziali sarebbero state oltre il doppio rispetto a quelle registrate nel 2025. Come conclude Simona De Francisci, “Il problema è ormai strutturale e riguarda il futuro del welfare, del lavoro e dell’intero equilibrio demografico italiano.”

Intervista a cura di Egidiangela Sechi

La Strambata del 29-07-2026

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