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Dighe e invasi in Sardegna: livelli d’acqua al 49% Stefano Birocchi, Maurizio Olandi
La Sardegna vive una condizione a “macchia di leopardo” per quanto riguarda i bacini idrici. Alcune aree registrano dati migliori rispetto allo scorso anno, altre invece soffrono una forte carenza di acqua. Nel complesso, la disponibilità idrica negli invasi è quasi identica al 2024: 49,5% della capacità totale contro il 50,4% dell’anno precedente. Una stabilità solo apparente, perché in alcune zone agricole la crisi è già evidente.

Nel 2025 i bacini della Sardegna contengono 909 milioni di metri cubi d’acqua, pari al 49,5% della loro capacità totale. Nel 2024 il dato era di 915 milioni (50,4%). A livello regionale, quindi, i numeri sembrano simili, ma il pericolo rimane alto: basti pensare che anche lo scorso anno, con percentuali analoghe, furono necessarie restrizioni idriche in alcune aree. Senza piogge abbondanti, la prossima stagione agricola rischia nuove limitazioni.

Le criticità più gravi si registrano:
Nurra (Nord-Ovest Sardegna): forte carenza d’acqua, con ripercussioni sulle campagne.
Sulcis (Sud Sardegna): invasi al 25% della capacità e mancanza di interconnessioni con altri bacini.
Simbirizzi (Cagliaritano): invaso agricolo completamente a secco. È riemersa persino la vecchia strada sommersa durante la costruzione della diga, simbolo della crisi idrica in corso.
Non mancano però segnali positivi:
Posada (Nuoro): oggi al 54%, in netto miglioramento rispetto al 32% dello scorso anno.
Flumendosa (Sud-Est Sardegna): invasi al 90%, quando nel 2023 erano fermi al 27%.
Questi dati evidenziano come la situazione sia eterogenea e dipendente dalle piogge stagionali, con territori che respirano e altri già in emergenza.
Per fronteggiare la crisi idrica, secondo il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, occorre rispolverare il piano che prevedeva la creazione di piccoli invasi diffusi (grandi vasche di raccolta), più utili e gestibili per l’irrigazione agricola rispetto alle grandi dighe.
Questa strategia, affiancata al recupero delle acque piovane e all’efficienza della rete, potrebbe rappresentare una risposta concreta al problema della siccità.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
La Strambata del 26-08-2025
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