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Dipendenza da smartphone: lo psicoterapeuta invita a ridurre le notifiche Mariangela Lampis, Enrico Gamba
Siamo sempre connessi, ma rischiamo di sentirci sempre più lontani da noi stessi. Smartphone, notifiche, social e messaggi occupano una parte crescente delle nostre giornate. Il risultato può essere una sensazione di fretta continua e di difficoltà a fermarsi. A parlarne è Enrico Gamba, psicoterapeuta e divulgatore psicologico, che invita a osservare il nostro rapporto con la tecnologia e a recuperare spazi di silenzio, presenza e ascolto.

La tecnologia ha cambiato profondamente il nostro modo di vivere e comunicare. Ci permette di fare cose che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Allo stesso tempo, però, l’utilizzo intensivo dello smartphone può avere conseguenze sul nostro modo di funzionare.
Gamba richiama l’attenzione soprattutto sulla dipendenza da smartphone. Passare molte ore da un’applicazione all’altra, controllare continuamente le notifiche e scorrere i contenuti può diventare un comportamento automatico. Il problema non riguarda soltanto il dispositivo, ma il rapporto che sviluppiamo con esso.
Un primo passo può essere quindi osservare le proprie abitudini. Controllare le statistiche di utilizzo dello smartphone aiuta a capire quanto tempo trascorriamo realmente sul telefono. Un’altra domanda utile riguarda ciò che resta dopo quel tempo: quanto di quello che abbiamo guardato ci è stato davvero utile o ci ha lasciato qualcosa?

Secondo Gamba, la dipendenza da smartphone rappresenta soltanto una parte di un problema più ampio. Viviamo in un sistema che ci porta spesso a essere sempre in movimento, sempre di fretta e continuamente esposti a stimoli. Per questo diventa importante recuperare momenti nei quali rallentare e ascoltarsi.
Tra le possibilità indicate dallo psicoterapeuta ci sono il silenzio e il contatto con la natura. La Sardegna, in questo senso, può offrire occasioni preziose per fermarsi e ritrovare un ritmo diverso. Trascorrere tempo nella natura può aiutare a creare uno spazio di ascolto e presenza.
Gamba indica anche pratiche come la mindfulness, intesa come un percorso per sviluppare maggiore consapevolezza. L’obiettivo è tornare a percepire il proprio corpo e i propri bisogni. Capire, per esempio, quando si ha fame, quando si è stanchi o quando si ha bisogno di dormire può sembrare scontato. Nella vita quotidiana, invece, questo ascolto può essere trascurato.
L’essere umano tende ad adattarsi. Ci adattiamo alle notifiche, alla fretta e al confronto continuo. Il rischio, spiega Gamba, è dimenticare di esserci adattati e considerare normale uno stato di continua attivazione.
Un altro tema affrontato durante l’intervista riguarda la capacità di distinguere ciò che possiamo cambiare da ciò che invece dobbiamo imparare ad accettare. Un principio spesso associato alla riflessione sulla serenità e sul limite.
Anche in questo caso, secondo Gamba, il confine non è sempre così netto. Frasi come “sono fatto così” possono descrivere caratteristiche personali, ma possono anche essere il risultato di adattamenti costruiti nel tempo. Per questo è importante interrogarsi sulle proprie convinzioni e sul modo in cui ci definiamo.
La consapevolezza può modificare anche la percezione dei nostri limiti. Quando impariamo a essere più presenti a noi stessi, agli altri e alla realtà, ciò che consideravamo impossibile può apparire diversamente. Allo stesso tempo, riconoscere ciò che non possiamo cambiare può diventare un modo per attribuire maggiore valore a ciò che abbiamo.
Tra questi elementi c’è anche il tempo. Accettare il limite significa riconoscere che il tempo non è infinito. Ed è proprio questa consapevolezza, secondo il percorso indicato da Gamba, che può aiutare a vivere con maggiore presenza il rapporto con se stessi, con gli altri e con la realtà.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
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