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È morta Emma Bonino: il cordoglio della Sardegna Giuseppe Valdes
È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. La storica leader radicale, protagonista per oltre mezzo secolo della politica italiana ed europea, è scomparsa oggi, 11 settembre 2026, dopo il recente ricovero per una crisi respiratoria. La notizia è stata comunicata da +Europa, il partito da lei fondato, che ha ricordato Bonino come una delle figure più lucide, coraggiose e libere della storia politica italiana.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Emma Bonino ha attraversato decenni della vita pubblica italiana, dalla stagione delle grandi battaglie radicali degli anni Settanta fino agli incarichi di governo, al Parlamento europeo e alla Commissione europea. La sua storia politica è stata legata soprattutto alla difesa dei diritti civili, delle libertà individuali, dei diritti delle donne e all’impegno per un’Europa più unita.

Bonino entrò nel mondo radicale negli anni Settanta e divenne una delle principali protagoniste delle campagne per i diritti civili. La sua esperienza personale legata all’aborto clandestino contribuì a trasformare quella battaglia in un impegno politico che avrebbe portato, insieme alle mobilitazioni di quegli anni, alla legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza. Nel corso della sua lunga attività si occupò anche di divorzio, diritti umani, fame nel mondo, pena di morte, migrazioni, autodeterminazione e lotta contro le mutilazioni genitali femminili.
Al fianco di Marco Pannella, Bonino divenne uno dei volti più riconoscibili del Partito Radicale. Una collaborazione politica e personale caratterizzata anche da momenti di scontro, ma fondata su battaglie che hanno contribuito a modificare profondamente il dibattito pubblico italiano. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui ministra degli Esteri, ministra per il Commercio internazionale, parlamentare italiana ed europea e commissaria europea.
La sua esperienza a Bruxelles rafforzò anche il suo europeismo. Da commissaria europea, tra il 1995 e il 1999, si occupò tra l’altro di aiuti umanitari, pesca e tutela dei consumatori. Negli anni successivi continuò a battersi per l’integrazione europea e per l’idea degli Stati Uniti d’Europa, fino alla fondazione di +Europa.
La morte di Emma Bonino ha provocato reazioni trasversali nel mondo politico italiano ed europeo. Tra i primi messaggi c’è stato quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha riconosciuto il peso avuto da Bonino nella vita pubblica italiana, pur ricordando la distanza tra le rispettive storie e sensibilità politiche. Meloni ha inoltre annunciato che sono in preparazione le esequie di Stato.
Anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha ricordato Bonino sottolineandone la capacità di andare avanti senza aspettare che il mondo fosse pronto alle sue battaglie. Il suo legame con Bruxelles rappresenta infatti una parte fondamentale della sua storia politica, così come il suo impegno per una maggiore integrazione europea.
Il cordoglio è arrivato da esponenti di schieramenti diversi, confermando quella particolare capacità di Bonino di essere riconosciuta anche da molti avversari politici. Una figura radicale nelle battaglie ma difficilmente confinabile dentro gli schemi tradizionali del bipolarismo, tanto che il suo nome era stato più volte indicato anche tra i possibili candidati alla Presidenza della Repubblica.
Tra i messaggi arrivati dopo la notizia della scomparsa c’è anche quello della presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde. Ha ricordato Bonino come una delle figure più autorevoli della vita pubblica italiana ed europea. Todde ha sottolineato il suo impegno di decenni a difesa dei diritti, delle libertà individuali e della dignità delle persone. Un percorso che, secondo la governatrice, rappresenta ancora oggi un riferimento per chi considera la politica uno strumento al servizio delle persone e della comunità.
Nel messaggio diffuso da +Europa, il partito ha ripercorso invece le principali battaglie della sua leader. Dalla lotta all’aborto clandestino alla fame nel mondo, passando per la battaglia contro la partitocrazia, l’infibulazione, il giustizialismo, i genocidi e ogni forma di autoritarismo. Al centro della sua azione politica ci sono sempre stati la democrazia, lo Stato di diritto e la giustizia internazionale. Ma anche i diritti individuali e l’autodeterminazione.
Bonino lascia una delle eredità politiche più riconoscibili della storia repubblicana. Una carriera costruita sulle battaglie civili e sulla difesa delle libertà. Un percorso fondato anche sulla convinzione che i diritti non siano acquisiti per sempre. Vanno difesi e riconquistati ogni giorno.
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
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