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Ep. 03 – Satelliti a rischio di collisione Manuel Floris, Enrico Perozzi
Lo spazio orbitale terrestre è sempre più congestionato, con circa 13.000 satelliti operativi e migliaia inattivi che aumentano il rischio di collisioni potenzialmente catastrofiche per il futuro delle attività spaziali. “Il rischio più grande sono i satelliti non funzionanti, perché non possono essere spostati e un impatto genera migliaia di detriti in una volta sola”, spiega Ettore Perozzi, associato all’INAF.

Le orbite basse, comprese tra 400 e 2.000 chilometri di altitudine, rappresentano oggi la zona più critica per densità e tempi di permanenza dei detriti spaziali. “Sopra i mille chilometri un oggetto può restare in orbita per decine o centinaia di anni, rendendo questa buccia la più pericolosa”, sottolinea Perozzi.
In caso di collisione, le altissime velocità orbitali trasformano anche frammenti millimetrici in proiettili capaci di distruggere satelliti funzionanti e infrastrutture strategiche. “A queste quote si viaggia a circa 30.000 chilometri orari, quindi anche un sassolino diventa estremamente distruttivo”, avverte l’astrofisico dell’INAF.
Gli scontri tra satelliti sono rari ma reali, come dimostra l’incidente del 2009 tra Iridium e Kosmos, che ha prodotto migliaia di nuovi detriti orbitanti. “Il problema maggiore è l’impatto tra un detrito e un grande satellite abbandonato, che va assolutamente evitato”, chiarisce Perozzi.
Con l’ingresso massiccio dei privati e costellazioni come Starlink, servono regole condivise per evitare che lo spazio diventi impraticabile a causa della sindrome di Kessler. “Non si può permettere che chi ha più soldi metta migliaia di satelliti e decida le regole da solo”, conclude Perozzi con preoccupazione.
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