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Sa Die de sa Sardigna: il significato attuale della festa del 28 aprile Giuseppe Valdes
Sa Die de sa Sardigna è la festa del popolo sardo che si celebra ogni anno il 28 aprile, data simbolo della cacciata dei piemontesi da Cagliari nel 1794. Un evento storico che rappresenta ancora oggi un momento centrale per l’identità e la memoria collettiva dell’isola. La ricorrenza, riconosciuta ufficialmente dalla Regione Sardegna, non è solo una celebrazione storica ma anche un’occasione di riflessione sul presente e sul futuro del territorio.

Come spiegato dallo studioso Enrico Lobina, il 28 aprile 1794 segnò una rivolta popolare pacifica ma determinata. I cittadini di Cagliari, insieme ad altri sardi, decisero di ribellarsi al dominio sabaudo, costringendo i funzionari piemontesi a lasciare l’isola. Un episodio senza spargimenti di sangue che resta unico nella storia europea del tempo, inserito nel più ampio contesto del triennio rivoluzionario sardo.
Le origini di Sa Die de sa Sardigna affondano in un periodo di forti tensioni politiche e sociali. Dopo aver difeso l’isola da un tentativo di invasione francese nel 1793, i sardi chiesero maggiore autonomia al Regno sabaudo attraverso le cosiddette “cinque domande”. Tuttavia, queste richieste furono ignorate, alimentando il malcontento popolare.
La rivolta del 28 aprile 1794 fu la risposta a questo rifiuto. I piemontesi furono accompagnati al porto e costretti a lasciare la Sardegna. Secondo alcune tradizioni, per distinguere gli stranieri dai sardi veniva chiesto di pronunciare parole tipiche come “cixiri”, difficili per chi non era del luogo. Un dettaglio simbolico che racconta il forte senso di appartenenza linguistica e culturale dell’Isola.
Oggi Sa Die de sa Sardigna non è solo memoria storica, ma anche attualità politica. Durante le celebrazioni contemporanee, studiosi e intellettuali come Enrico Lobina e Danilo Lampis rilanciano il dibattito sul futuro dell’Isola, riprendendo simbolicamente le storiche “cinque domande”.
I temi al centro della riflessione riguardano questioni cruciali come sviluppo economico, energia, lavoro, demografia e rapporti con lo Stato. La domanda chiave resta “chi decide per la Sardegna?”, un interrogativo che richiama la necessità di maggiore autonomia e partecipazione dei cittadini alle scelte strategiche.
Secondo gli esperti, è necessario avviare una nuova stagione costituente che coinvolga l’intera società sarda, dalle istituzioni al mondo produttivo fino ai cittadini. Sa Die de sa Sardigna diventa così non solo una festa identitaria, ma un momento di confronto sul futuro politico e sociale dell’isola, capace di unire memoria storica e visione contemporanea.
Intervista a cura di Simona De Francisci
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