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Ep. 04 – L’Archivio di Stato di Cagliari si apre al futuro digitale stage@radiolina.it
L’Archivio di Stato di Cagliari, una delle istituzioni culturali più antiche della Sardegna, celebra sette secoli di storia e avvia nuove campagne di digitalizzazione. Enrico Trogu, direttore dell’Archivio, ricorda che «Siamo un vecchietto di settecento anni e custodiamo il cuore documentario del Regno di Sardegna». L’istituto conserva oggi circa dodici chilometri di documenti, fondamentali per la memoria storica del territorio.

La storia dell’Archivio affonda le radici nell’arrivo dei catalano-aragonesi nel 1323, quando furono prodotti i primi atti del Regno di Sardegna. Trogu sottolinea che «Conserviamo l’intero percorso istituzionale della Sardegna, dall’età iberica ai Savoia, sino all’Italia contemporanea». L’istituto rappresenta infatti uno dei più antichi uffici statali presenti a Cagliari. La sede storica dell’Archivio si trova tra via Gallura e via Sonnino e risale al 1927.
L’Archivio è oggi al centro di un’intensa attività di digitalizzazione finanziata anche dal PNRR. Trogu conferma che «Digitalizzeremo mezzo milione di documenti catastali e raggiungeremo un milione di file disponibili online». Questo processo tutela i materiali più fragili e facilita l’accesso agli studiosi. Tra i documenti più affascinanti spiccano gli atti che testimoniano l’autonomia giudiziaria medievale di Cagliari.
L’Archivio è aperto gratuitamente a tutti, ma alcuni fondi richiedono autorizzazioni specifiche. Trogu ricorda che «Dobbiamo equilibrare il diritto di accesso con la tutela dei dati sensibili, come per le cartelle cliniche di Villa Clara». La normativa impone limiti differenziati in base alla tipologia di documento.

L’Archivio promuove eventi pubblici e collaborazioni culturali. Trogu ribadisce che «Dobbiamo divulgare in modo scientifico ma popolare il nostro patrimonio». Tra le ultime iniziative figurano incontri dedicati a figure storiche come Emilio Lussu. Nuovi fondi continuano ad arrivare, tra cui quelli del carcere di Buoncammino e della Questura relativi alla stagione del terrorismo. Conservare queste fonti significa educare alla cittadinanza e alla memoria collettiva.
A cura di Massimiliano Rais – Giornalista di Videolina
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