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Ep. 04 – Prevedere una eruzione Solare Manuel Floris, Alberto Pelizzoni e Sara Mulas
Un nuovo studio INAF dimostra che è possibile prevedere un’eruzione solare con grande affidabilità grazie alle osservazioni radio condotte dal Sardegna Radio Telescope. «Siamo riusciti a individuare segnali anomali nel Sole alcune ore prima dell’eruzione», spiega Sara Mulas, coordinatrice della ricerca dell’Osservatorio Astronomico Cagliari.

I brillamenti solari sono improvvise emissioni di energia paragonabili a milioni di bombe atomiche, capaci di influenzare l’intero Sistema Solare e l’ambiente terrestre. «È energia che arriva in pochi minuti e può disturbare campi magnetici e tecnologie», chiarisce l’astrofisico INAF Alberto Pellizzoni.
Il progetto SunDish nasce nel 2018 per osservare il Sole con grandi radiotelescopi italiani, inizialmente non progettati per questo tipo di studi. «Abbiamo dovuto attrezzare le antenne prima di iniziare, grazie a tecnologi e ingegneri INAF», racconta Mulas, sottolineando l’importanza del lavoro di squadra.
Le osservazioni radio mostrano regioni estremamente calde e luminose nella cromosfera, diverse dalle classiche macchie solari visibili nel campo ottico. «Quando notiamo differenze di temperatura tra due strati, spesso segue un brillamento», afferma Mulas.

Le tempeste solari possono danneggiare satelliti, GPS, reti elettriche e telecomunicazioni, come dimostrato dall’evento di Carrington del 1859. «Oggi un evento simile sarebbe potenzialmente catastrofico per la nostra tecnologia», avverte Pellizzoni.
L’obiettivo futuro è realizzare una rete dedicata al monitoraggio continuo del Sole, con primi strumenti già operativi in Antartide. «Vogliamo osservare il Sole 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno», conclude Mulas, indicando la direzione della ricerca nei prossimi anni.
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