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Ep. 06 – Sardegna verso la scienza del futuro con l’Einstein Telescope Giuseppe Valdes
L’Italia sta giocando una partita decisiva per il futuro della fisica mondiale. Al centro di questa sfida c’è la candidatura della Sardegna come sede dell’Einstein Telescope, il grande osservatorio europeo di terza generazione dedicato allo studio delle onde gravitazionali. Una struttura capace di rivoluzionare la nostra conoscenza dell’Universo, ma anche di generare ricadute scientifiche, economiche e occupazionali enormi per l’isola. Insieme a Domenico D’Urso, responsabile nazionale della comunità scientifica italiana del progetto, entriamo cuore della candidatura e delle ricerche già in corso nella ex miniera di Sos Enattos, nel Nuorese.

La Sardegna è considerata uno dei siti più promettenti a livello mondiale per ospitare l’Einstein Telescope. Non è una scelta casuale. Come spiega D’Urso, l’isola presenta condizioni geologiche e sismiche rarissime in Europa, con un livello di rumore naturale e antropico estremamente basso. Questa quiete profonda permette di misurare fenomeni debolissimi come le onde gravitazionali alle frequenze in cui l’Einstein Telescope sarà più sensibile.
La zona di Sos Enattos, in particolare, offre una combinazione ideale di stabilità geologica, bassa densità abitativa e assenza di attività umane che possano disturbare le misurazioni. Per questo motivo è già diventata un laboratorio naturale riconosciuto a livello internazionale.
Nella miniera sono già attivi esperimenti avanzati che anticipano le tecnologie dell’Einstein Telescope. Tra questi spicca Archimedes, un progetto affascinante che studia se una fluttuazione di energia possa generare un’alterazione di massa e quindi di peso. Il suo obiettivo è mettere in dialogo, a livello sperimentale, meccanica quantistica e relatività generale, i due pilastri della fisica moderna.
Il prototipo sviluppato a Sos Enattos ha già raggiunto risultati eccezionali, al punto da misurare il rumore termico dello strumento stesso. Nei prossimi mesi l’apparato sarà ulteriormente migliorato, lavorerà sotto vuoto e verrà portato a temperature ancora più basse per superare anche questo limite. Molte delle tecnologie testate, come l’interferometria laser utilizzata per rilevare variazioni minime di posizione, sono le stesse che costituiranno il cuore dell’Einstein Telescope.
Anche prima della decisione finale sulla candidatura, l’attività scientifica collegata all’Einstein Telescope sta già generando valore in Sardegna. È in corso la realizzazione di un nuovo centro di ricerca multidisciplinare finanziato dalla Regione Sardegna e dagli enti INFN, INAF e INGV. Non sarà solo un laboratorio, ma un vero hub dedicato allo studio dell’Universo e della Terra.
Il centro ospiterà anche un innovativo telescopio chiamato “Mezzo Cielo”, capace di osservare quasi l’intero cielo in una sola inquadratura. La sinergia tra fisica fondamentale e scienze della Terra renderà la Sardegna un punto di riferimento unico in Europa.
Parallelamente crescono le opportunità per studenti e ricercatori: borse di studio, dottorati, programmi di mobilità internazionale e collaborazioni con laboratori come Virgo, che già opera in Italia. Anche il mondo delle imprese locali è coinvolto con progetti di progettazione e studi tecnici legati all’infrastruttura dell’interferometro. Questa rete di competenze avrà un impatto duraturo: nuovi posti di lavoro, attrazione di talenti, infrastrutture di ricerca avanzate e crescita dell’indotto.
La corsa è entrata nella sua fase decisiva. I rispettivi consorzi di Italia-Sardegna e della candidatura Germania–Olanda stanno finalizzando i documenti tecnici. Come conferma D’Urso, entro maggio-giugno 2026 sarà definito il quadro dei criteri ufficiali per la presentazione dei dossier. La decisione definitiva sulla sede è attesa tra settembre e ottobre 2027. È un conto alla rovescia che tutto il territorio segue con grande attenzione, consapevole che l’Einstein Telescope rappresenterebbe un’occasione irripetibile per la Sardegna: non solo scienza, ma una visione di futuro che unisce conoscenza, innovazione e sviluppo locale.
A cura di Stefano Birocchi – Vicedirettore di Radiolina
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