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Ep.10 – Le donne e l’astronomia. I Nobel negati alle donne Manuel Floris, Laura Pentericci
Oggi, 9 marzo, accade un avvenimento; guardando il cielo in direzione ovest, si può osservare la cometa 12p pons brooks. Visibile solamente con un binocolo, e non a occhio nudo, in questo momento si trova vicino alla galassia di andromeda. Ieri, invece, è stata la giornata Internazionale della donna. Vista l’occasione, la puntata sarà dedicata al lavoro svolto dalle Donne all’interno dell’astronomia: un contributo importante, spesso sottovalutato
Una Finestra sull’Universo, l’appuntamento su Radiolina per raccontare ciò che accade sul nostro meraviglioso cielo, curato dall’astrofisico e direttore del Planetario dell’Unione Sarda, Manuel Floris. L’ospite della puntata sarà Laura Pentericci, astronoma dell’Osservatorio di Roma.

Laura Pentericci, eletta dal sito Research.com tra le 1000 scienziate più importanti al mondo – lei è una delle 26 italiane della lista – si è detta soddisfatta per questa investitura. Le donne, da sempre importanti per la ricerca sull’universo, hanno sempre affiancato le figure maschili all’interno della materia, spesso non ricevendo il giusto peso e merito sul lavoro svolto. Ne è l’esempio il contributo dato dalla figura femminile nell’800, secolo in cui la donna si rese protagonista di fondamentali scoperte nel campo dell’astronomia.
Nonostante ciò, la visione del tempo – chiusa e poco propensa all’apertura – impediva alla donna l’accesso a università e studi in generale, relegandola ai margini della scienza.
Nel film “Il diritto di contare“, questo tema viene affrontato nello specifico. La pellicola, che si snoda all’interno del programma spaziale americano, mette in risalto come la donna venisse relegata a un ruolo di puro e semplice calcolo, estromettendola dal viaggio spaziale vero e proprio. La prima a compiere questo passo – la sovietica Valentina Tereskova nel 1963 – fu vittima di discriminazione. Solo dopo ben 19 anni, Svetlana Savickaja, riuscì a ripetere l’avventura della Tereskova, seguita dall’americana Sally Ride nel 1983.
Come detto pocanzi, il lavoro della donna all’interno dell’astronomia – soprattutto nel passato – non ha mai ricevuto il giusto valore. A tal proposito, si può citare l’astronoma Jocelyn Bell che, mentre svolgeva il suo dottorato osservando l’universo con un telescopio, scoprì l’esistenza della prima stella di neutroni pulsante, la pulsar. Nonostante il clamoroso lavoro svolto dell’astrofisica britannica, il merito fu assegnato al suo supervisore, negandole il conseguimento del premio Nobel.
Altro caso, quello di Vera Rubin, che scoprì la materia oscura. Con il compito di verificare la velocità di rotazione, lei ebbe il merito di capire il meccanismo, venendo anch’essa estromessa dalla nomina del Nobel. Un qualcosa di ingiusto, se si pensa che su quasi 600 premi Nobel dedicati alla scienza, solo 26 hanno premiato una donna.
Finalmente, nel 2020, la statunitense Andrea Ghez è riuscita a spezzare questa sorta di tabù, aggiudicandosi il premio attraverso un minuzioso lavoro sui buchi neri presenti nella galassia.
Il Bel Paese conta una vasta percentuale di studentesse e dottorande sulla materia dell’astronomia, ben piazzato anche a livello mondiale. Infatti, sono tante le direttrici di osservatorio di nazionalità italiana che ben si distinguono. Come è auspicabile, il cammino verso una parità di meriti anche nell’astronomia sembra avere una strada ben delineata.
Una finestra sull’Universo è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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