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Interviste

Ep. 16 – Da tutta Europa per osservare l’asteroide colpito e deviato

today18 Aprile 2026 68 17

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Asteroide deviato dalla missione DART

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    Ep. 16 – Da tutta Europa per osservare l’asteroide colpito e deviato Manuel Floris, Elisabetta Dotto, Stefano Sposetti

La difesa planetaria non è più fantascienza. Con la missione DART, l’umanità ha dimostrato per la prima volta di poter modificare l’orbita di un asteroide, aprendo una nuova era nella protezione della Terra. A distanza di anni dall’impatto, scienziati e astrofili continuano a monitorare gli effetti di quell’evento storico, anche dall’Italia. Nella notte tra il 15 e il 16 aprile, tra il Campidano e i monti dei Sette Fratelli in Sardegna, una rete internazionale di osservatori ha studiato la coppia di asteroidi Didymos e Dimorphos, preparando il terreno per l’arrivo della missione europea HERA.

Satellitare DART in rotta di collisione per colpire l’asteroide DIMORPHOS e deviarne l’orbita

La missione DART e l’impatto che ha deviato l’asteroide

Il 26 settembre 2022 la sonda DART ha colpito Dimorphos, piccolo satellite dell’asteroide Didymos, a una velocità di circa 24.000 km/h. L’obiettivo era testare, per la prima volta nella storia, una tecnica di deviazione orbitale su un corpo celeste.

Come spiegato da Elisabetta Dotto, ricercatrice dell’INAF e planetologa esperta di asteroidi, l’impatto ha avuto un effetto superiore alle aspettative. Non solo è stato modificato il periodo orbitale di Dimorphos, ridotto di ben 32 minuti rispetto alle circa 12 ore iniziali, ma sono emersi cambiamenti anche nel comportamento complessivo del sistema.

Un risultato ancora più sorprendente riguarda infatti l’orbita dell’intero sistema attorno al Sole. Anche se la variazione è minima, dell’ordine di frazioni di secondo su circa 770 giorni, nel lungo termine può amplificarsi in modo significativo.

Questo conferma il successo della missione non solo come test tecnologico, ma come prova concreta di difesa planetaria. Fondamentale è stato anche il contributo italiano con il cubesat LICIACube, che ha documentato l’impatto da vicino, inviando immagini spettacolari della nube di detriti generata.

Sardegna protagonista: osservazioni chiave tra Campidano e Sette Fratelli

Nella notte del 16 aprile, circa 15 tra astronomi e astrofili provenienti da Italia, Francia e Germania si sono distribuiti in diversi punti della Sardegna per osservare un evento rarissimo: l’occultazione di una stella da parte della coppia Didymos-Dimorphos.

Stefano Sposetti, noto cacciatore di asteroidi con 172 scoperte, ha spiegato l’importanza di queste osservazioni. Quando un asteroide passa davanti a una stella, la sua luce viene oscurata per una frazione di secondo. Misurando con precisione questa variazione, è possibile ricavare dimensioni, forma e posizione degli oggetti.

L’evento osservato è durato meno di mezzo secondo, circa 0,35 secondi, ma ha richiesto un grande coordinamento. L’ombra proiettata da Didymos sulla Terra è larga appena 800 metri: per registrare il fenomeno servono molti osservatori distribuiti sul territorio.

La Sardegna si è rivelata una posizione ideale per questa osservazione, grazie alla traiettoria dell’occultazione che attraversava proprio il Campidano. Nonostante le difficoltà legate alla bassa luminosità della stella e alle condizioni atmosferiche, i dati raccolti saranno fondamentali per affinare i parametri orbitali del sistema.

Missione HERA: cosa scopriremo a dicembre

Tutta questa attività osservativa è cruciale in vista dell’arrivo della sonda europea HERA, previsto per dicembre. La missione studierà in dettaglio gli effetti dell’impatto di DART, offrendo una visione ravvicinata e senza precedenti del sistema asteroidale.

Secondo Elisabetta Dotto, HERA analizzerà la struttura di Dimorphos, che potrebbe essere stato completamente rimodellato dall’impatto. Non è escluso che il classico cratere non sia nemmeno presente, sostituito da una riorganizzazione globale del materiale.

La missione includerà anche strumenti e contributi italiani di primo piano, tra cui il cubesat Milani e il coinvolgimento di INAF, CNR e importanti università italiane. L’obiettivo è comprendere non solo la dinamica dell’impatto, ma anche la composizione e l’evoluzione degli asteroidi.

Questi studi hanno un duplice valore. Da un lato permettono di capire meglio le origini del Sistema Solare, dato che gli asteroidi conservano materiali primitivi. Dall’altro aprono scenari futuri legati alla difesa planetaria e persino allo sfruttamento delle risorse spaziali.

In un contesto globale sempre più attento ai rischi cosmici, la combinazione tra missioni spaziali e osservazioni da Terra rappresenta una strategia vincente. E la Sardegna, ancora una volta, si conferma un punto chiave per la ricerca astronomica internazionale.

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