Il movimento paralimpico cresce e la Sardegna può diventare protagonista
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Ep. 11 – La crescita del movimento paralimpico in Sardegna Giuseppe Valdes
Il movimento paralimpico in Sardegna sta vivendo una fase di grande espansione. I risultati sportivi, la crescita delle federazioni e l’attenzione mediatica sempre più forte stanno contribuendo a consolidare una realtà che unisce sport, inclusione e innovazione tecnologica. A fare il punto sulla situazione è Claudio Secci, presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) Sardegna, ospite negli studi di Radiolina e Videolina. Durante l’intervista si è parlato dei successi internazionali degli atleti azzurri, dello sviluppo dello sport paralimpico nell’isola e dei nuovi progetti pensati per avvicinare sempre più giovani con disabilità alla pratica sportiva.

I risultati del paralimpismo italiano e il valore dello sport
Il momento che sta vivendo lo sport paralimpico italiano è particolarmente positivo. Secondo Claudio Secci, il clima internazionale legato alle grandi competizioni paralimpiche rappresenta una vetrina fondamentale per far conoscere questo movimento e per far crescere nuove generazioni di atleti.
“Questo clima paralimpico è molto importante perché rappresenta una vetrina che ci fa crescere”, spiega il presidente del CIP Sardegna. I risultati ottenuti recentemente dall’Italia lo dimostrano chiaramente. Le medaglie conquistate sono state quattordici, il doppio rispetto alle sette ottenute a Pechino, un risultato che non era stato previsto alla vigilia e che testimonia il grande lavoro svolto negli ultimi anni.
Dietro questi successi, però, non c’è soltanto talento. Lo sport paralimpico richiede una preparazione tecnica e mentale straordinaria. Gli atleti devono affrontare allenamenti intensi e discipline complesse, che richiedono un equilibrio perfetto tra capacità fisiche, tecnica e tecnologia. Per questo Secci insiste su un concetto fondamentale: prima di tutto si parla di sport e di atleti, non solo di inclusione sociale.
La crescita dello sport paralimpico in Sardegna
Anche in Sardegna il movimento paralimpico sta mostrando segnali di crescita importanti. Negli ultimi giorni l’isola è stata protagonista di eventi sportivi di rilievo nazionale, come il campionato italiano di Sitting Volley disputato a Cagliari e il campionato italiano di rugby in carrozzina ospitato a Capoterra. Manifestazioni che dimostrano un movimento sempre più dinamico e organizzato.
Il rugby in carrozzina rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa crescita. Il numero delle squadre impegnate nel campionato italiano è aumentato e l’obiettivo nazionale è quello di migliorare la competitività internazionale, con lo sguardo già rivolto alle Paralimpiadi di Los Angeles 2028.
La Sardegna può contare su realtà sportive consolidate. Il basket in carrozzina, con squadre come Porto Torres e Dinamo Lab Sassari, continua a essere uno dei punti di riferimento nazionali. Anche il tennis in carrozzina rappresenta un settore di grande interesse, soprattutto grazie al torneo internazionale di Alghero, che richiama ogni anno numerosi atleti da diverse nazioni. Per Secci, tuttavia, la priorità resta chiara: allargare la base degli atleti e far conoscere lo sport paralimpico a sempre più giovani.
Tecnologia, costi e nuove opportunità per gli atleti
Uno degli aspetti meno conosciuti dello sport paralimpico riguarda la tecnologia delle attrezzature sportive. Le carrozzine utilizzate nelle competizioni non sono semplici strumenti di mobilità, ma vere e proprie macchine sportive progettate su misura per ogni atleta.
Nel rugby in carrozzina, ad esempio, esistono modelli specifici per attacco e difesa, progettati per adattarsi alle diverse strategie di gioco e dotati di strutture studiate per bloccare o agganciare l’avversario durante l’azione.
Il livello tecnologico è molto alto e di conseguenza anche i costi delle attrezzature sono importanti. Una carrozzina sportiva performante può costare circa 14.000 euro, mentre alcuni modelli utilizzati nell’atletica o in altre discipline possono raggiungere cifre molto più elevate. Si tratta di attrezzature costruite su misura, pensate per adattarsi perfettamente alle caratteristiche fisiche dell’atleta e garantire il massimo delle prestazioni sportive.
Proprio per facilitare l’accesso allo sport, il CIP Sardegna sta lavorando a nuovi progetti dedicati ai giovani con disabilità. Tra le iniziative più importanti c’è l’organizzazione di un campus paralimpico regionale, pensato per ragazzi che non hanno mai praticato sport. Durante l’evento i partecipanti potranno conoscere diverse discipline sportive, incontrare tecnici e psicologi e orientarsi verso il percorso più adatto alle proprie capacità.
Parallelamente verrà attivato anche un programma di avviamento allo sport paralimpico, con contributi alle società sportive e sostegni economici per aiutare le famiglie nelle spese di trasporto verso gli impianti sportivi. Secondo Secci, infatti, uno dei problemi più frequenti è proprio quello logistico, soprattutto nei territori dove le strutture sportive sono meno diffuse.
Dopo meno di un anno alla guida del Comitato Italiano Paralimpico Sardegna, il presidente traccia quindi un bilancio positivo dei primi mesi di lavoro. Grazie alla collaborazione con la Regione e con il CONI sono state recuperate risorse economiche importanti e sono stati avviati nuovi progetti per rafforzare il movimento paralimpico nell’isola.
“Il nostro obiettivo è far crescere sempre di più lo sport paralimpico e far conoscere queste discipline a nuovi ragazzi. La Sardegna ha una grande tradizione sportiva e può continuare a essere protagonista anche nel mondo paralimpico.”