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Ep. 14 – Moby Prince e Maria Lai, verità e memoria al centro di Radar Fabio Leoni
Nel programma Radar, condotto da Nicola Scano su Videolina, si affrontano due storie simbolo: la tragedia del Disastro del Moby Prince e l’eredità di Maria Lai. Ospiti della puntata sono Luchino Chessa e Paola Pilia. Chessa dichiara: “Sono passati 35 anni, ma dobbiamo continuare questa battaglia, anche se la stanchezza è ormai enorme”. La trasmissione mette in relazione memoria collettiva e ricerca della verità.

Luchino Chessa racconta il peso emotivo di una lunga battaglia giudiziaria e civile, sottolineando come il tempo non abbia portato risposte definitive. Le sue parole esprimono un dolore ancora vivo e condiviso da molte famiglie coinvolte nella tragedia. Chessa afferma: “Mi sento distrutto, siamo stanchi e spesso abbiamo pensato di mollare, ma dobbiamo andare avanti comunque”. Il tema centrale resta la richiesta di giustizia, mentre le istituzioni vengono percepite come distanti. La memoria delle vittime continua a essere il motore principale della ricerca della verità.
Un elemento chiave emerso riguarda la posizione della petroliera, che potrebbe cambiare radicalmente la ricostruzione ufficiale dell’incidente. Secondo Chessa, questa scoperta mette in discussione le versioni consolidate per decenni. L’ospite afferma: “Non c’era nebbia né errore umano, ma qualcosa di diverso che ha ostacolato la rotta del traghetto”. Questa nuova interpretazione apre scenari complessi e alimenta dubbi sulle indagini passate. La ricerca della verità appare ancora incompleta, mentre emergono possibili responsabilità mai chiarite pienamente.
Chessa sostiene che per anni sia stata sostenuta una versione semplificata dell’incidente, utile a escludere responsabilità più ampie e complesse. Le commissioni d’inchiesta hanno progressivamente messo in discussione questa narrazione ufficiale. L’ospite dichiara: “Pensiamo che ci fosse un disegno preciso per costruire una verità di comodo che scaricasse ogni colpa sul comandante”. Il tema della manipolazione o omissione delle informazioni resta centrale. La sfiducia verso alcune istituzioni cresce, mentre si rafforza la richiesta di trasparenza e chiarezza definitiva.
Uno degli aspetti più discussi riguarda la possibile presenza di una terza nave che avrebbe interferito nella rotta del Moby Prince. Questa ipotesi resta ancora oggi oggetto di indagine e dibattito. Chessa afferma: “C’erano molte navi e situazioni anomale quella notte, ma dopo 35 anni è difficile ricostruire tutto”. Le possibili connessioni con traffici militari o commerciali complicano ulteriormente il quadro. Le testimonianze incomplete e i frequenti “non ricordo” rendono difficile arrivare a una verità definitiva.
Accanto alla tragedia, la puntata racconta il lavoro artistico di Maria Lai attraverso il podcast di Paola Pilia. L’artista sarda ha trasformato la memoria in relazione sociale, creando opere partecipative e innovative. Pilia dichiara: “Maria Lai voleva creare relazioni umane, non semplici opere, ed era avanti rispetto al suo tempo”. Il progetto “Legarsi alla montagna” rappresenta un esempio concreto di comunità unita dall’arte. Il racconto evidenzia come memoria e identità possano costruire futuro, offrendo una prospettiva positiva accanto alla richiesta di verità.
A cura di Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina
Puntata del 11/04/2026
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