Papa Francesco è morto lunedì 21 aprile alle 7:35, a causa di un ictus con arresto cardiocircolatorio nella sua abitazione a Santa Marta. Il feretro è stato esposto nella Basilica di San Pietro, dove rimarrà fino ai funerali previsti per sabato. Alessandra Carta ha intervistato Don Emanuele Meconcelli, direttore del College Universitario di Sant’Efisio e vicario giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Sardo, riconosciuto come profondo interprete del pensiero di Bergoglio, ha offerto una lettura emotiva e profonda del pontificato.

Papa Francesco ha riportato la Chiesa alle sue radici, mettendo gli ultimi al centro della missione e scegliendo uno stile di vita sobrio, lontano da privilegi e formalismi. Secondo l’editoriale di Emanuele De Sì, il suo pontificato ha incarnato un ritorno all’autenticità evangelica. Don Emanuele Meconcelli ha testimoniato l’informalità del Papa, ricordando come i giovani lo chiamassero per nome, lo abbracciassero e si scattassero selfie con lui. Questo comportamento, impensabile con altri pontefici, ha mostrato una Chiesa capace di abbattere barriere, vicina alle persone e non arroccata nella distanza. La sua esperienza da arcivescovo a Buenos Aires ha inciso profondamente nel suo stile pastorale: era un uomo tra la gente, convinto che essere Papa non significasse sentirsi superiore, ma essere il primo servo degli ultimi.
La misericordia è stata il filo conduttore dell’intero pontificato di Francesco. L’Arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Batturi, ha ribadito quanto il Papa vi tenesse. L’amore gratuito di Dio, sempre vicino all’uomo, è stato il messaggio più potente che Francesco ha trasmesso. Per lui, la Chiesa doveva essere un ospedale da campo, in cui curare prima di tutto le ferite, non misurare i peccati ma offrire prossimità e perdono. Francesco ha rigettato l’immagine di un Dio giudice, sottolineando che Dio non smette mai di cercare l’uomo, e che l’amore di Dio si riceve, non si conquista.
Il pontificato è stato segnato da quattro encicliche fondamentali, che tracciano un cammino integrale tra fede, ambiente, fraternità e amore di Dio:
Lumen Fidei – Completata con Papa Benedetto XVI, è un richiamo alla fede come luce per l’umanità, da tradurre in azioni concrete.
Laudato Si’ – Dedicata all’ambiente, è un grido per la cura della Casa Comune, vista come parte della responsabilità dell’uomo verso la vita.
Fratelli Tutti – Sottolinea la fratellanza universale come via per affrontare le crisi globali, con l’incontro autentico come unica via evangelica.
Dilexit Nos – Centra l’attenzione sul cuore di Cristo come risposta all’individualismo, spingendo a vivere per gli altri dopo aver sperimentato l’amore gratuito di Dio.
Papa Francesco ha rivoluzionato il linguaggio, lo stile e i temi, ma non la dottrina. La sua innovazione è stata rendere accessibile e comprensibile il Vangelo, restando fedele al deposito della fede. Il suo approccio ha unito tradizione e aggiornamento, rendendo la Chiesa più umana e attuale, senza comprometterne l’identità. Bergoglio è stato spesso definito “un gesuita che viveva da francescano”. Ha incarnato un rapporto personale con Dio e con la propria coscienza, rifiutando gli orpelli della posizione per vivere con essenzialità e verità. La povertà, l’autenticità e l’essenziale sono stati i tratti del suo essere francescano: “Ciò che conta è il Signore e gli altri, tutto il resto è in più”.
Papa Francesco non ha mai avuto paura di esporsi. Ha definito quanto accade a Gaza un genocidio, riconosciuto lo stato palestinese e denunciato le ingiustizie globali con forza. Il suo coraggio ha avuto ripercussioni politiche, come dimostrato dalla reazione del premier israeliano Netanyahu. Lo sguardo al futuro ora è rivolto al Conclave. Si citano i nomi di Parolin, Zuppi, Pizzaballa, ma l’identità del prossimo Papa sarà frutto dello Spirito Santo, più che di strategie umane. La direzione tracciata da Francesco non potrà essere ignorata, e continuerà a ispirare la Chiesa anche nei prossimi pontificati.
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