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Una Finestra sull'Universo

Ep.18 – “100 anni fa, la scoperta del Big Bang”

today4 Maggio 2024 264 4

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Una Finestra sull’Universo: la scoperta del Big Bang

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    Ep.18 – “100 anni fa, la scoperta del Big Bang” Manuel Floris, Luciano Burderi

Una Finestra sull’Universo, l’appuntamento su Radiolina per raccontare l’universo, a cura dell’astrofisico e direttore del Planetario de L’Unione SardaManuel Floris. Ospite della puntata, Luciano Burderi, astrofisico dell’Università di Cagliari e direttore dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Palermo.

La scoperta delle galassie

Fino ad un secolo fa, si riteneva che l’Universo fosse composto interamente da stelle. Se gli astronomi ipotizzavano l’esistenza delle galassie, non ve n’era prova osservabile: questo finché Edwin Hubble non puntò il Telescopio Hooker sulla “Grande nebulosa di Andromeda”. Mappando le pulsazioni delle cefeidi – tipi di stelle che consentono di misurare facilmente le distanze cosmiche – l’astronomo scoprì che la nebulosa era più grande del previsto e giunse alla conclusione che si trattava in realtà di una galassia: quella che oggi conosciamo come la Galassia di Andromeda. Hubble impiegò la stessa tecnica per esaminare altre presunte ‘nebulose’, concludendo che esistono svariati milioni di galassie, oltre alla nostra.

Studiando la luce emessa da numerose galassie, Hubble scoprì che la luce di quelle più distanti tendeva a spostarsi verso il rosso, suggerendo che l’universo non fosse statico – come sosteneva tra gli altri Einstein – ma in espansione. Inoltre, Hubble dimostrò che le galassie più distanti dalla Via Lattea recedono più velocemente rispetto alle galassie vicine, fornendo un contributo vitale alla validità della teoria del Big Bang.

La galassia di Andromeda. Crediti: NASA, ESA, J. Dalcanton (University of Washington, USA), B. F. Williams (University of Washington, USA), L. C. Johnson (University of Washington, USA), the PHAT team, and R. Gendler.

Il Big Bang e la radiazione cosmica di fondo

La teoria del Big Bang fu coniata nel 1927 dall’astronomo Georges Lemaître. Il fisico ipotizzò che l’universo ebbe origine da un singolo punto che si estese ed espanse fino a raggiungere le dimensioni odierne, suggerendo inoltre che l’espansione non fosse conclusa e potesse proseguire nel tempo. Le osservazioni di Hubble giunsero solo due anni più tardi e fornirono prova concreta alla genesi universale di Lemaître, che è oggi accettata all’unanimità dalla comunità scientifica.

A contribuire ulteriore fondamento alla teoria, furono le osservazioni di Arno Penzias e Robert Wilson. Negli anni ’60, i due fisici scoprirono la “radiazione cosmica di fondo”: una radiazione elettromagnetica nelle microonde che pervade il cielo in modo uniforme da ogni direzione. Questa eco – non prevista nel modello statico dell’Universo – si formò 380mila anni dopo il Big Bang e costituisce la fonte di radiazione dominante al di fuori della nostra galassia.

Earendel (la “linea rossa” al centro), la stella più distante mai osservata. Crediti: NASA, ESA, Brian Welch (JHU), Dan Coe (STScI)

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