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Ep. 19 – Papa Leone: dalle differenze con Bergoglio alla scelta del nome

today14 Maggio 2025 252

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Papa Leone XIV: l’identikit del nuovo Pontefice

Robert Francis Prevost, nato nel 1955, è stato eletto Papa l’8 maggio scorso, diventando il 267º pontefice della Santa Romana Chiesa. Questa elezione ha portato un agostiniano dal continente americano sul Soglio di Pietro, succedendo a Papa Francesco. La notizia dell’elezione di Papa Leone XIV è stata al centro della conversazione con Luca Lecis, professore di storia contemporanea all’Università di Cagliari e professore di storia della Chiesa moderna e contemporanea alla Pontificia facoltà di Teologia a Cagliari, ospite di Alessandra Carta.

Papa Leone XIV, nel riquadro il professor Luca Lecis

Papa Leone XIV e il lavoro “sul campo”

Sebbene la sua nomina a Cardinale da parte di Papa Bergoglio risalga al 9 luglio 2023, meno di due anni prima dell’elezione, la carriera di Prevost appare solo “apparentemente folgorante”. Il professor Lecis invita a considerare l’età del nuovo Pontefice, definito un “diversamente giovane”. Prevost vanta in realtà molti anni di lavoro “sul campo”. Ha iniziato la sua missione in Perù all’età di 27 anni e ha trascorso gran parte della sua vita in Sud America prima di essere richiamato a Roma per l’incarico presso il Dicastero dei vescovi. Questo profondo legame con il Sud America lo rende, per certi versi, in linea con l’orientamento di Papa Bergoglio.

Le dinamiche del Conclave

Il conclave che ha eletto Prevost ha avuto inizio il 7 maggio nella Cappella Sistina. Tra i nomi inizialmente favoriti c’era l’italiano cardinale Pietro Parolin, attuale Segretario di Stato. Tuttavia, secondo l’analisi di Lecis, i cardinali italiani si sono divisi. Il “caso Becciu” non avrebbe inciso su tale divisione, essendosi concluso prima del conclave. La divisione tra i candidati italiani, con orientamenti diversi fu evidenziata nel 1978, con l’elezione Giovanni Paolo II,  per mediare uno stallo tra candidati italiani.

Altri nomi circolati includevano il cardinale Zuppi e il cardinale Pizzaballa, che, intervistati successivamente, hanno espresso sollievo per non essere stati scelti. Viceversa, le dinamiche del conclave hanno evidenziato un buon lavoro da parte dei cardinali americani, sia del Nord che del Sud. Quelli del Sud, consapevoli che un nuovo Papa latino-americano sarebbe stato un “miracolo impossibile”, hanno convogliato i loro voti verso Prevost, che è stato eletto alla quarta votazione, la prima del pomeriggio del secondo giorno.

Politica nel Conclave

Il professor Lecis concorda sul fatto che la politica sia intrinseca in ogni ambito, inclusa l’elezione pontificia. Richiamando un aneddoto, cita Papa Benedetto XVI che, interrogato sull’influenza dello Spirito Santo nella scelta del Papa, rispose che se ciò fosse sempre vero, non sarebbero stati scelti tanti papi precedenti. Questo aneddoto, al di là della battuta, evidenzia la dimensione umana e “politica” (nel senso di scelta e dinamiche) presente nel conclave.

Un Papa americano, ma “meno americano”?

Pur essendo del continente americano, Prevost è considerato “molto meno americano” di quanto si possa pensare. Un segnale in tal senso è stato il suo primo saluto dal balcone: ha parlato in italiano e spagnolo, ma non ha usato l’inglese, sebbene lo abbia fatto il giorno successivo.

Riguardo alla politica statunitense, Papa Leone viene definito “anti Trump”. Questa posizione deriva dal fatto che Prevost evidentemente non condivide buona parte della politica dell’ex presidente, ritenendola contraria ai valori evangelici. Già da Cardinale, Prevost non ha avuto remore ad attaccare, anche “in maniera molto forte”, il vice di Trump (un cattolico convertito).

Da un’altra prospettiva,  Prevost potrebbe diventare “anti Trump” perché la presenza di un “papa loro” (americano) sta favorendo negli Stati Uniti un ritorno alla Chiesa di migliaia di fedeli. Questi fedeli, spesso considerati una base solida dell’elettorato di Trump, potrebbero essere riavvicinati ai valori evangelici dalla figura del Papa, potenzialmente allontanandosi dall’appoggio a Trump.

Luca Lecis – Professore di storia contemporanea all’Università di Cagliari

Tradizione e spirito Bergogliano

Dal punto di vista visivo o di stile, Prevost presenta alcuni aspetti che un osservatore laico potrebbe definire tradizionalisti, come l’uso di paramenti liturgici tradizionali, la mantellina rossa, e la scelta di abitare nel palazzo apostolico. Prevost si veste di bianco solo per gli appuntamenti esterni alla chiesa. Il professor Lecis interpreta questi cambiamenti di “passo” come inevitabili e quasi doverosi nel momento in cui si eredita un ruolo di tale peso, distinguendoli dalla dottrina.

L’uso dei paramenti tradizionali può avere un senso propositivo; ciò che conta è il “succo” della dottrina. Essendo un agostiniano, Prevost si differenzia da Papa Francesco, che era un gesuita. Le differenze tra i due ordini sono storiche: gli agostiniani nascono con la figura tormentata di Sant’Agostino, focalizzata sulla fede in Dio, mentre i gesuiti, fondati da Ignazio di Loyola nel ‘500, sono nati per “combattere al fianco del Papa”. I gesuiti erano a volte chiamati “l’ordine nero”.

Nonostante le differenze di ordine o di stile, Prevost mostra una chiara continuità con Papa Bergoglio. È considerato “Bergogliano” nei richiami alla chiesa vicina agli ultimi, ai poveri, ai migranti. Questa attenzione agli ultimi è un richiamo evangelico e un valore universale, anche se l’attenzione mediatica su questo aspetto a volte sorprende.

Prevost, come Bergoglio, lotta contro le ingiustizie e sostiene il rispetto del diritto internazionale, come dimostrato nei confronti dell’aggressione russa all’Ucraina. La Chiesa, sotto Papa Francesco e attraverso figure come il cardinale Zuppi, ha cercato soluzioni concrete e ottenuto risultati, come la restituzione di bambini ucraini rapiti.

La scelta del nome Leone

La scelta del nome Leone da parte di Prevost non è casuale e rappresenta un vero e proprio programma per il pontificato. Il Pontefice stesso ha dichiarato di aver scelto questo nome in ricordo dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Tale enciclica affrontava le questioni sociali e del lavoro emerse con la seconda rivoluzione industriale. Analogamente, Papa Leone XIV ritiene che oggi sia necessario affrontare un pericolo contemporaneo: quello dell’intelligenza artificiale.  I rischi legati all’IA includono l’impoverimento, la perdita di posti di lavoro e l’aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche. Questa scelta del nome e l’enfasi sull’IA sottolineano quanta politica faccia la Chiesa, portando temi cruciali all’attenzione internazionale.

I primi passi di Papa Leone XIV

Commentando il primo saluto di Prevost (“La pace sia con tutti voi”, “Sono il saluto del Cristo risorto”), il professor Lecis nota come, pur essendo un messaggio fortemente cattolico rivolto ai fedeli, sia stato comunicato al mondo, ricordando il patrimonio valoriale del cattolicesimo che ha avuto un ruolo determinante anche nelle questioni politiche.

Nei suoi primi, seppur intensi, giorni, Prevost ha già incontrato figure pubbliche come il tennista Sinner e la sua famiglia. Dare un voto definitivo è difficile, ma una valutazione iniziale potrebbe essere una “promozione, un 7 più”. Non ha compiuto grandi gesti di rottura, ma è stato capace di continuare l’ondata di simpatia generale anche al di fuori del “popolo di Dio”. Per una valutazione completa del pontificato è necessaria attesa.

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