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Radiolina Grande più di un'isola
micManuel Floris, lvan Malaratoday23 Maggio 2026 9
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Ep. 21 – Il giovane Galileo e la teoria Tolemaica Manuel Cozzolino
Una scoperta realizzata nella Biblioteca Nazionale di Firenze potrebbe riscrivere parte della storia scientifica legata a Galileo Galilei e alla rivoluzione copernicana. Il ricercatore dell’Università Statale di Milano, Ivan Malara, ha individuato annotazioni attribuite al giovane Galileo all’interno di una rara copia dell’Almagesto di Claudio Tolomeo. “Fin dall’inizio, appena ho aperto il volume, ho avuto l’impressione che ci fosse la mano di Galileo”, ha dichiarato Malara durante l’intervista con l’astrofisico Manuel Floris. Gli appunti mostrano uno studioso rigoroso, impegnato a comprendere profondamente la matematica astronomica, molti anni prima delle celebri osservazioni telescopiche del 1610.

L’Almagesto, scritto da Claudio Tolomeo nel II secolo dopo Cristo, rappresentò per secoli il principale riferimento astronomico del mondo occidentale. L’opera descriveva un universo geocentrico, con la Terra immobile al centro del cosmo e i pianeti in movimento attorno ad essa. Secondo Ivan Malara, il valore del testo non era soltanto filosofico, ma soprattutto tecnico, grazie alla presenza di complessi strumenti matematici e astronomici. “Dentro questo libro era racchiuso il know-how dell’astronomia antica, fondamentale anche per organizzare il tempo attraverso i calendari”, ha spiegato il ricercatore. Galileo studiò quel testo con attenzione estrema, affrontando diagrammi geometrici, tavole astronomiche e dimostrazioni matematiche considerate difficilissime persino dagli studiosi dell’epoca.
Le annotazioni rinvenute non mostrano un Galileo apertamente critico verso Tolomeo, ma uno studioso desideroso di comprendere ogni dettaglio dell’opera astronomica. Malara ha sottolineato che le note marginali servivano probabilmente allo stesso Galileo per semplificare concetti matematici particolarmente complessi e chiarire passaggi teorici difficili. “Vediamo un Galileo che legge con attenzione e cerca di parafrasare Tolomeo per comprendere meglio le dimostrazioni”, ha affermato lo storico della scienza. Gli studiosi ritengono che quelle annotazioni risalgano al periodo compreso tra il 1589 e il 1592, quando Galileo insegnava matematica all’Università di Pisa.
La scoperta offre nuove informazioni sul processo che portò Galileo ad abbracciare progressivamente la teoria eliocentrica di Niccolò Copernico. Secondo gli studiosi, il futuro scienziato non si convertì improvvisamente alle idee copernicane, ma maturò lentamente il proprio pensiero attraverso lo studio della tradizione astronomica classica. “Questa scoperta ci aiuta a capire in che modo Galileo riuscì a comprendere che Copernico aveva visto giusto”, ha spiegato Ivan Malara. Il ricercatore evidenzia come Galileo affrontasse l’astronomia con un approccio rigorosamente matematico, molto prima del perfezionamento del telescopio nel 1609.
L’intervista evidenzia anche il rapporto complesso tra Galileo, Tolomeo e Giovanni Keplero, autore delle celebri leggi sul moto dei pianeti. Pur sostenendo il sistema copernicano, Galileo rimase a lungo legato ad alcuni modelli tradizionali, soprattutto riguardo la perfezione delle orbite circolari celesti. “Questa rivoluzione si basa sulle competenze matematiche e su una conoscenza profonda della tradizione”, ha dichiarato Malara. Il percorso dello scienziato dimostra come la rivoluzione scientifica moderna nacque anche grazie allo studio critico delle opere classiche dell’antichità.
Durante la trasmissione “Una finestra sull’universo”, Manuel Floris ha ricordato anche l’attesa congiunzione astronomica tra Venere e Giove prevista nella notte dell’8 giugno. L’astrofisico ha invitato gli appassionati a osservare il cielo nelle prossime settimane, seguendo l’avvicinamento progressivo dei due pianeti visibili a occhio nudo verso ovest. “Vale la pena seguirli, perché ci si rende conto di ciò che gli uomini antichi scoprirono osservando il cielo”, ha spiegato Floris nel corso della puntata. L’evento astronomico offrirà agli osservatori l’opportunità di comprendere meglio i movimenti planetari che affascinarono anche Galileo Galilei quattro secoli fa.
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IntervisteUna Finestra sull'Universo
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