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Ep. 37 – Mostra del Cinema di Venezia 2026: i titoli da non perdere Radiolina
La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si è conclusa tra premi, documentari discussi e film molto attesi nelle sale. Il critico cinematografico Giovanni Scano ha analizzato i principali protagonisti dell’edizione. «Il pubblico ha voluto omaggiare la mostra premiando la qualità dei film in concorso», ha sottolineato Scano, evidenziando il rapporto tra qualità cinematografica, pubblico e temi sociali.

Tra le opere più discusse c’è Naza, documentario capace di suscitare una forte reazione durante la Mostra, con oltre 25 minuti di applausi. Il film ha inoltre alimentato un acceso dibattito politico e sociale, confermando il ruolo del documentario come strumento di testimonianza sulla realtà contemporanea. «La questione politica e sociale si intreccia in maniera estremamente salda», ha spiegato il critico durante l’intervista. Il documentario è atteso nelle sale italiane il 28, 29 e 30 settembre, come evento cinematografico speciale.
Altro titolo destinato a far discutere è Musk, documentario di Alex Gibney dedicato alla controversa figura di Elon Musk. Secondo Scano, l’opera ha inevitabilmente attirato consensi e polemiche, anche per le dure reazioni dello stesso Musk nei confronti del regista. «Un altro documentario che ha suscitato non meno scalpore è stato quello specifico sulla figura controversa e scomoda di Elon Musk», ha ricordato Scano.
Il confine tra documentario e film narrativo appare sempre più sfumato, soprattutto attraverso opere che mescolano testimonianza, ricostruzione e narrazione. «La definizione stessa è cangiante: esistono tanti esempi di ibridi a cavallo tra il documentale e la narrazione», ha spiegato il critico. Per Scano, il documentario conserva però un elemento fondamentale: il rapporto con fonti, fatti e materiali d’archivio, attraverso i quali cerca di restituire autenticità agli eventi. «La qualità del documentario è proprio cercare in qualche modo di ricatturare l’immediatezza», ha aggiunto.
Tra i protagonisti italiani della Mostra c’è stato anche Nanni Moretti, tornato a Venezia con una storia d’amore lontana, almeno in parte, dai suoi percorsi cinematografici più conosciuti. Il film ha suscitato interesse soprattutto per la sua dimensione sentimentale, sviluppata lungo un arco temporale particolarmente ampio. «Si tratta di un quasi approdo inedito alla dimensione sentimentale per Nanni Moretti», ha osservato Scano.
Tra gli interpreti italiani si è distinto Riccardo Scamarcio, protagonista de I figli della scimmia di Tommaso Landucci nella sezione Orizzonti. Il film affronta una storia familiare complessa, concentrandosi sul rapporto tra un padre e un figlio con disabilità. «Un film che è sostanzialmente un dramma familiare ispirato, tra l’altro, liberamente a una favola di Esopo», ha spiegato Scano.
Tra i film segnalati dal critico figura anche Possible Love, dramma sentimentale nel quale le relazioni personali si intrecciano con differenze sociali e dinamiche del mondo del lavoro. «È un film che indaga le dinamiche non solo sentimentali, ma anche sociali, relative in particolare al mondo del lavoro», ha sottolineato Scano. Il racconto mette così in relazione amore, desiderio e differenze di classe, elementi destinati a influenzare le scelte dei protagonisti.
Tra le opere da attendere c’è infine Wild Horse Nine, firmato da Martin McDonagh e interpretato da John Malkovich e Sam Rockwell. La storia combina spy story e black comedy, seguendo due agenti della CIA coinvolti in una missione ambientata nel 1973. «I protagonisti sono due agenti della CIA che vengono inviati nel 1973, poco prima del golpe in Cile, per una missione non meglio specificata», ha raccontato Scano.
Dopo Venezia, l’attenzione si sposta ora sulle uscite cinematografiche, con documentari, film d’autore e grandi interpreti pronti a raggiungere il pubblico. Il messaggio conclusivo dell’intervista è un invito a riscoprire la sala cinematografica come esperienza collettiva, oltre la visione domestica sulle piattaforme. «Andare in sala è meraviglioso. Le piattaforme nel salotto di casa ci piacciono, ma il cinema è tutta un’altra cosa», è stato il richiamo conclusivo della conversazione.
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