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Ep. 39 – Storia di un riscatto: l’odissea del sequestro Vinci raccontata dal regista Stefano Odoardi

today25 Settembre 2025 246

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Storia di un riscatto: Giuseppe Vinci rivive il dramma dell’Anonima Sarda nel film che libera l’anima.

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    Ep. 39 – Storia di un riscatto: l’odissea del sequestro Vinci raccontata dal regista Stefano Odoardi Francesca Figus, Francesco Abate e Stefano Odoardo

Nuovo appuntamento con il salotto culturale dell’Unione Sarda “Unione Cult, che ha ospitato il regista Stefano Odoardi. Francesca Figus e Francesco Abate, hanno discusso il film Storia di un riscatto, un’opera cinematografica molto attesa. Questa pellicola ripercorre la storia vera del sequestro di Giuseppe Vinci, riconosciuto come il rapimento più lungo attribuito all’Anonima Sarda. Odoardi ha raccontato i retroscena di questa produzione intensa, sottolineando le proprie origini sarde per parte del nonno materno di Paulilatino. L’anteprima del film, scritto e diretto dal regista, è fissata per il 15 ottobre al Ten di Nuoro, in concomitanza con il trentennale della liberazione di Vinci.

Stefano Odoardi, regista

Il dramma privato e la prigionia bestiale

Il rapimento di Giuseppe Vinci avvenne a ridosso del Natale del 1994, episodio che portò l’Unione Sarda a titolare in maniera agghiacciante “Sequestro sotto l’albero“. I Vinci erano una famiglia molto attiva nel territorio sardo di Macomer, proprietaria di una catena di supermercati, e non avrebbero mai immaginato di subire tale violenza. Giuseppe fu tenuto prigioniero per ben 310 giorni, in condizioni disumane che potremmo definire come bestiali o animalesche. Odoardi ha ricordato che la madre era cugina della madre di Giuseppe Vinci, per questo ha vissuto la sofferenza in prima persona a livello privato. Egli fu rinchiuso in un box di compensato senza finestre, con dimensioni di circa 190 x 180 x 190 centimetri, trattato come un animale.

Quattro miliardi di lire e il blocco dei beni

Le cronache dell’epoca riportarono che per la liberazione fu pagato un riscatto di quattro miliardi di vecchie lire, una somma enorme per quel periodo storico. “A questa cifra si aggiunsero le tasse pagate allo Stato italiano”, ha dichiarato il regista, definendo questo capitolo della storia “vergognosa”. Il padre di Giuseppe, Lucio Vinci, dovette immediatamente iniziare a raccogliere i soldi negli incassi dei supermercati della famiglia. Dopo meno di venti giorni, il padre subì il blocco dei beni, dovendo operare in una situazione disperata. Odoardi ha spiegato che il padre fu costretto a chiedere prestiti di indubbia provenienza, perché le camionette dei carabinieri controllavano che non uscissero soldi dalle attività.

Storia di un riscatto personale attraverso il cinema

Nonostante l’iniziale riluttanza a rivivere le brutalità subite, Giuseppe Vinci si è convinto a collaborare pienamente alla scrittura e alle riprese del film. Un elemento centrale del progetto è il coinvolgimento di Giuseppe stesso, che interpreta il ruolo di suo padre, Lucio Vinci. Odoardi ha proposto questa scelta affermando: “Il tuo riscatto, Giuseppe, deve assolutamente passare anche attraverso questo film, ottenendo una liberazione attraverso il cinema”. Oggi Giuseppe, un ristoratore amatissimo a Cagliari, vedrà il film contribuire al suo riscatto personale, accompagnando le proiezioni in Sardegna e nel resto d’Italia. Odoardi ha voluto un cast interamente sardo, girando a Villanovaforru, Macomer e nella ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, dove è stata ricostruita la tragica realtà della prigione. Il regista si augura fortemente che questo film apra una profonda riflessione sulla Anonima Sequestri e sugli anni drammatici che l’isola ha vissuto.

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