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Interviste

Famiglie d’appoggio a Oristano, una rete per aiutare chi è in difficoltà

micStefano Birocchi, Giulia Murgiatoday31 Agosto 2026 68 5

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Famiglie d’appoggio a Oristano: come funziona il progetto di solidarietà

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    Famiglie d’appoggio a Oristano, una rete per aiutare chi è in difficoltà Giuseppe Valdes

Il Comune di Oristano rilancia il progetto delle famiglie d’appoggio, un’iniziativa pensata per sostenere temporaneamente le famiglie che attraversano un momento di difficoltà o che non possono contare su una rete familiare e amicale. A raccontare il progetto è Giulia Murgia, assessora ai Servizi sociali, Plus, Politiche abitative, Associazionismo e Pari opportunità del Comune di Oristano.

La famiglia d’appoggio può essere una famiglia, una coppia oppure una persona sola che decide di mettere a disposizione una parte del proprio tempo e della propria quotidianità. Il sostegno può riguardare, per esempio, alcuni pomeriggi, il fine settimana o altre occasioni compatibili con la disponibilità di chi offre il proprio aiuto.

Il progetto nasce dall’esperienza del programma PIPPI, finanziato con fondi PNRR e dedicato alla prevenzione dell’istituzionalizzazione e al sostegno delle famiglie in situazione di vulnerabilità. Tra gli strumenti previsti c’era la vicinanza solidale, cioè la possibilità per persone e famiglie della comunità di offrire un aiuto concreto.

Una famiglia (Immagine generata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale)

Famiglie d’appoggio a Oristano, come funziona il progetto

La famiglia d’appoggio non è un affido. Non si tratta di sostituire i genitori e non vengono messe in discussione le loro capacità genitoriali. Non sono inoltre situazioni che richiedono l’intervento del tribunale.

L’obiettivo è molto più semplice: stare accanto a una famiglia e sostenerla nella quotidianità. Può significare trascorrere qualche ora con un bambino, accompagnarlo a fare sport, andare al mare, prendere un gelato oppure condividere altre attività.

In questo modo il sostegno non riguarda soltanto l’organizzazione familiare. Possono nascere anche relazioni di fiducia tra gli adulti, creando una rete di solidarietà che può diventare importante nel tempo.

Il progetto è stato sviluppato attraverso il Centro Affidi e Adozioni del PLUS di Oristano e punta a diventare un’opportunità per l’intero territorio del Plus, che comprende 24 Comuni.

Le situazioni di bisogno possono essere diverse. Tra le esperienze citate da Giulia Murgia ci sono mamme sole e famiglie in cui entrambi i genitori lavorano, ma che non hanno una rete familiare o amicale vicina. In questi casi diventa particolarmente difficile conciliare lavoro e cura dei figli.

La famiglia d’appoggio può quindi offrire un aiuto concreto senza richiedere un impegno quotidiano. Non esiste una disponibilità standard e non è necessario esserci tutti i giorni o per l’intera giornata.

Quante famiglie partecipano e chi può diventare famiglia d’appoggio

A Oristano sono attualmente quattro i progetti di appoggio attivi e sono 11 le famiglie formate presenti nella banca dati. Numeri ancora contenuti rispetto a un bisogno che, secondo l’assessora, appare più ampio.

Proprio per questo il Comune sta rilanciando l’iniziativa. L’obiettivo è far conoscere maggiormente questa forma di solidarietà e permettere a nuove persone di mettersi a disposizione. Non sono richiesti requisiti particolari per diventare famiglia d’appoggio. La cosa fondamentale è offrire una disponibilità reale e compatibile con la propria vita quotidiana.

Una persona può quindi scegliere di dedicare un pomeriggio alla settimana, un fine settimana oppure il tempo che riesce concretamente a mettere a disposizione. Il servizio raccoglie le disponibilità e cerca poi di far incontrare le esigenze della famiglia che chiede aiuto con quelle della persona o della famiglia disponibile.

Durante gli incontri organizzati per presentare il progetto sono emerse anche esperienze positive. Una delle partecipanti ha raccontato di essere attualmente coinvolta in due progetti di appoggio e di aver costruito rapporti positivi con entrambe le mamme.

Solidarietà tra famiglie, il ruolo della comunità

Il progetto delle famiglie d’appoggio parte da un cambiamento che riguarda soprattutto le reti sociali. In molte situazioni, infatti, le famiglie non possono più contare sulla stessa rete familiare, amicale o di vicinato di un tempo.

Il fenomeno è particolarmente evidente nei contesti urbani. Nei piccoli centri può essere ancora più semplice trovare forme spontanee di aiuto, anche se la diminuzione delle nascite sta riducendo il numero di giovani famiglie e di bambini presenti in alcuni territori.

La vicinanza solidale cerca quindi di ricostruire una rete di sostegno tra famiglie e persone della comunità. Un aiuto che non punta a sostituire i genitori, ma ad accompagnarli nei momenti in cui la quotidianità diventa più difficile.

Per i bambini, il sostegno può tradursi in momenti semplici della vita di tutti i giorni. Per i genitori può invece significare avere qualcuno con cui condividere, anche temporaneamente, una parte delle responsabilità quotidiane.

Il progetto prevede inoltre un percorso di incontro e conoscenza. La disponibilità viene raccolta dai servizi e successivamente viene individuato l’abbinamento più adatto tra chi offre aiuto e chi ne ha bisogno.

La partecipazione è quindi aperta a chi sente di poter dedicare una parte del proprio tempo. Anche un piccolo contributo può diventare una forma concreta di solidarietà, creando una relazione di vicinanza tra persone che vivono nello stesso territorio.

 

 

Intervista a cura di Stefano Birocchi

La Strambata del 31-08-2026

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